Confindustria: “La corruzione ci costa trecento miliardi”


L’associazione si costituirà parte civile nel procedimento su Mafia Capitale. Ma secondo il report del Centro studi l’Italia si avvicina all’uscita dalla crisi: “Nel 2015 Pil crescerà dello 0,5%”


Giorgio-Squinzi-neo-eletto-presidente-di-Confindustria_h_partbTrecento miliardi di euro in vent’anni: è questo il prezzo della corruzione secondo Confindustria. E gli italiani hanno pagato un conto salatissimo a quello che si configura come il “vero freno per il progresso economico e civile del Paese”: circa 5mila euro a persona. Senza scandali e mazzette, la situazione finanziaria dell’Italia sarebbe diversa. Ed è anche per questo che l’associazione degli industriali ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento avviato dalla Procura di Roma sull’inchiesta “Mafia Capitale“, come annunciato dal delegato alla legalità Antonello Montante: l’obiettivo è “tutelare la reputazione delle imprese e la leale concorrenza sul mercato”. Anche se –  spiega il dossier – la ripresa pare vicina: il 2015, e poi anche il 2016, si prospettano anni di “graduale recupero“.

Dall’ultimo rapporto del Centro studi di Confindustria, intitolato “Il rebus della ripresa“, emerge un quadro in chiaroscuro dell’economia italiana. Secondo l’associazione degli industriali, il Paese potrebbe finalmente cominciare ad uscire dalla crisi che ha segnato anche il 2014: nell’anno corrente il Pil dovrebbe chiudere in perdita dello 0,5%, ma già dal primo trimestre tornerà a crescere (seppur di poco), segnando un +0,2%. Cifra che dovrebbe poi progressivamente salire nel corso del prossimo biennio, con un +0,5% a fine 2015 e +1,1% nel 2016. Merito anche dello scenario globale, che si presenta “nettamente migliore rispetto a tre mesi fa”.

L’incertezza, però, “rimane il principale ostacolo”. E contribuisce molto anche la disoccupazione, che continua ad aumentare: secondo le stime di Confindustria, tra disoccupati e part-time involontari, sono 8 milioni e 600mila le persone in Italia a cui, in un modo o nell’altro, manca lavoro“. Per il 2014 il tasso di disoccupazione raggiunge la percentuale record del 14,2%, se si includono anche i lavoratori che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione. E nonostante la ripresa questi valori sono destinati a rimanere sostanzialmente invariati anche nel 2015. Solo a partire dal 2016 cominceranno a sentirsi anche sul piano occupazionale i benefici della crescita, e il tasso dovrebbe scendere fino al 12,4%.

Il peggio, insomma, sembra essere passato. Resta però il rimpianto per quello che è stato negli ultimi vent’anni, anche per colpa degli italiani e dell’illegalità dilagante nel Paese: “Se con Mani Pulite l’Italia avesse ridotto la corruzione al livello della Francia – conclude il report – nel 2014 il Pil sarebbe stato di quasi 300 miliardi superiore a quello attuale”.