Matteo Messina Denaro: maxi-sequestro da 20 milioni di euro


Otto le persone raggiunte dai sequestri. Gli affari spaziavano dall’edilizia all’olio d’oliva


Matteo messina denaroUn maxi-sequestro da 20 milioni di euro contro il patrimonio gestito dal clan del super-latitante Matteo Messina Denaro. E per le indagini che oggi hanno portato i militari del Gico della Guardia di Finanza, dei Ros e della Squadra Mobile di Trapani a questo importante risultato, una fonte: la “Fontana d’oro sas”, oleificio ufficialmente intestato a due fratelli imprenditori di Campobello di Mazara ma, di fatto, gestito dal carcere, attraverso le disposizioni date a sua moglie, da Francesco Luppino, fedelissimo del boss.

Sono partite da qui le indagini. E sono arrivate al sequestro di tre società, sette quote societarie e quattro ditte individuali – oltre che beni, polizze assicurative, titoli azionari e rapporti bancari –, mettendo in luce la vitalità di un sistema illecito che allungava i suoi tentacoli nel mondo dell’edilizia, nel settore delle costruzioni e, con la “Fontana d’oro”, anche nel campo della molitura delle olive.

Disposti dai Tribunali delle Misure di prevenzione di Palermo e Trapani, i sequestri hanno interessato otto persone. Tutti nomi legati al boss Messina Denaro, super-latitante da 20 anni, regista delle attività di Cosa nostra in Sicilia e in tutto il sud Italia grazie ad un elaborato quanto granitico sistema di collaboratori e prestanome. Pedine mosse per coprire un circuito sotterraneo di illegalità ed evasione, che spazia in tutti i settori produttivi, avido di appalti e nuove fonti di guadagno.

I sigilli sono scattati per Antonino Sciuto, proprietario di una ditta di movimento terra, già arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di aver gestito, per conto dei Messina Denaro, alcune commesse pubbliche nella zona di Castelvetrano, roccaforte del clan. Secondo le indagini, Lo Sciuto avrebbe gestito i lavori di completamento del Polo tecnologico di Castelvetrano e la costruzione delle piazzole del parco eolico Vento Divino a Mazara del Vallo. Sequestri anche per Giovanni Filardo, proprietario di varie società edili, poco più che nullatenente ma con grandi disponibilità economiche; per Francesco Spezia, secondo l’accusa titolare fittizio della “Spe.Fra Costruzioni srl”; per Girolamo Cangialosi, e per Vincenzo Torino e Tonino Di Stefano, i prestanome della “Fontane d’oro sas”.

Tra gli altri soggetti colpiti, c’è anche Nicolò Polizzi, l’uomo del clan incaricato di far nascere nella provincia di Trapani una struttura ricettiva della catena Valtur. E non è bastata la parentela di primo grado a salvare dal sequestro dei beni Mario Messina Denaro, cugino del più celebre Matteo e suo braccio destro in fatto di affari.

Ed è proprio attraverso il controllo di quegli affari sospetti che deve passare la contromossa dello Stato, commenta il generale Giancarlo Trotta, comandante provinciale della Guardia di finanza di Palermo. “La legalità conviene” gli fa coro il capo della Mobile di Trapani Giovanni Leuci. Che aggiunge: “Il segnale che si vuole dare con i sequestri odierni è che chiunque decida di fare affari con la mafia si vedrà prima o poi beni ed aziende sequestrati”.