Usa: rapporto shock su torture Cia, anni di violenze brutali


Parte del documento della Commissione Intelligence pubblicato online: pestaggi, privazione del sonno e waterboarding accertati dal 2001 al 2009


guantanamo_1765914c1Pestaggi, waterboarding, violenze anche sessuali e minacce di morte: in una parola, tortura. Non stiamo parlando del Medioevo: sono gli Stati Uniti d’America di pochi anni fa. Un quadro di terrore dipinto dal rapporto della Commissione Intelligence del Senato americano sugli interrogatori fatti dalla Cia a partire dal 2001, anno dell’attacco alle Twin Towers di New York e del pugno di ferro contro il terrorismo, fino ad arrivare ai primi mesi del 2009.

“Quelle che sono state inflitte sono vere e proprie torture, nel senso più aderente del termine”, ha dichiarato il presidente della Commissione, la senatrice democratica Dianne Feinstein. Dopo un braccio di ferro tra amministrazione e repubblicani, il Senato ha deciso di declassificare il contenuto di 525 pagine del documento, rendendole pubbliche sul proprio sito. Dalle conclusioni ne esce un quadro impietoso sulla condotta dell’Intelligence americana.

Le rivelazioni hanno scatenato le polemiche e la reazione da parte del mondo estremista di Twitter: secondo quanto riferito da Site, che monitora le attività dei jihadisti online, la comunità della rete minaccia di reagire alle torture, che definiscono un “atto di guerra nei confronti dei musulmani”.

Il rapporto, che ha richiesto cinque anni di lavoro, è composto da circa 6700 pagine, con dettagli e testimonianze sul “Detention and Interrogation Program“, questo il nome del sistema di interrogatori della Cia. Il dossier descrive trattamenti “straordinari” per 119 detenuti in zone all’estero controllate dalla Cia. Il sistema è stato messo a punto da due psicologi che sono stati pagati 81 milioni come “contractor” dell’Agenzia.

imgresTra i metodi degli interrogatori, alcuni detenuti hanno subito minacce di morte e di violenza nei confronti della propria famiglia. In alcuni casi, i militari minacciavano i prigionieri di stuprare le loro madri e di tagliar loro le gole, o di fare del male ai loro figli. Il rapporto ha accertato almeno tre casi dell’uso del waterboarding, una tecnica di tortura mediante la quale i detenuti venivano quasi portati all’annegamento. Khalid Shaykh Mohammed, giudicato la mente degli attentati dell’11 settembre, sarebbe stato sottoposto a questa tortura oltre 180 volte in soli dieci giorni, con gravi conseguenze psicologiche. Dalle sue confessioni poco è stato ricavato. Alcune persone sono state persino torturate senza motivo, dato che, secondo quanto riportato, una persona su cinque era stata fermata “per un errore di identità o a causa di cattive informazioni di intelligence”.

Il documento è un elenco di terribili pratiche che violano i diritti umani: i detenuti venivano costretti all’alimentazione tramite una sonda rettale. Alcuni prigionieri sono stati torturati con il metodo della roulette russa. Altri hanno subito scosse elettriche, bagni ghiacciati, oppure venivano lasciati nudi, legati e al freddo. In un caso, questa pratica ha portato alla morte per ipotermia. infine i detenuti venivano costretti a restare svegli per ore, giorni, e in alcuni casi per settimane, in piedi, con le mani legate. Alcuni a causa della privazione del sonno avevano allucinazioni, ma non per questo gli aguzzini smettevano il “trattamento”.


Ne viene fuori un sistema raccapricciante e tutti puntano il dito su George Tenet, il capo della Cia dal 1997 al 2004, che si è difeso dichiarando che “il programma ha permesso di catturare leader di Al Qaeda e impedire loro di compiere azioni di guerra”. Nel mirino anche l’ex Segretario di Stato Condoleeza Rice, che secondo il dossier avrebbe autorizzato l’uso del waterboarding su alcuni prigionieri. Non sono gli unici due nomi nella bufera: George W. Bush, da Presidente, ha autorizzato il programma di interrogatori nel 2002, anno in cui Abu Zabaydah, fedelissimo di Osama Bin Laden, ha subito il primo trattamento del programma nel “Site Green” della Cia in Thailandia.

La scelta di pubblicare il documento è stata accolta con pareri contrapposti: Il Presidente americano Barack Obama ha voluto declassificare il documento in nome della trasparenza e per poter proclamare il mea culpa degli Stati Uniti di fronte all’evidenza delle torture. I repubblicani hanno invece condannato la sua scelta, definendola un pericolo per la sicurezza. L’ex numero due dell’Agenzia John McLaughlin ha accusato la Commissione di utilizzare “informazioni in maniera selettiva e distorta”. In supporto al lavoro fatto dalla Cia negli ultimi anni è nato anche un sito web: Cia Saved Lives. Ma Obama ha assicurato che l’America “non farà mai più ricorso a questi metodi”.

Chi pagherà per quello che è stato fatto? Nonostante il polverone mediatico e le dichiarazioni di intenti, nessuno. È lo stesso Dipartimento di Giustizia americano ad assicurarlo: nessun responsabile o ex responsabile dell’Agenzia di Intelligence dovrebbe essere perseguito.

Di seguito il documento integrale pubblicato dal Senato:

Senate Torture Report

Per vedere il 20 punti chiave del documento presentati dalla Commissione clicca qui.