Juncker all’Italia: senza riforme conseguenze spiacevoli


In un’intervista al Frankfurter Allgemeine Zeitung il neopresidente avverte: alle parole devono seguire i fatti. Intanto Renzi incontra il direttore operativo del Fmi, Christine Lagarde: Ue deve iniziare a porsi qualche domanda


junckerJean-Claude Juncker sulle colonne del più autorevole quotidiano tedesco. Dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung il neopresidente della Commissione Europea avverte Francia e Italia che, “se alle parole non seguiranno i fatti, per questi Paesi non sarà piacevole”, in quanto verrà messo in atto “un inasprimento della procedura sul deficit”.

Naturalmente “dovremmo dare fiducia agli italiani e ai francesi”, ma i toni concilianti della seconda parte dell’intervista non nascondono la linea di rigore annunciata. Certo la via del dialogo è migliore “rispetto alla possibilità di imporre prescrizioni senza che poi succeda nulla”. Non si pensi però a deroghe clamorose sulla via dell’intransigenza finanziaria: “Per me si tratta ora di sostituire un diktat immediato con una fiducia a lungo termine”.

Il multiforme intervento di Jean-Claude Junker può essere letto come una scelta di rigore “morbido” che mira a non scontentare nessuno e non promettere nulla. Specialmente in un periodo di rodaggio della nuova presidenza, all’indomani dell’annuncio programmatico sul piano d’investimenti da 300 miliardi per rilanciare la crescita europea e nel pieno dello scandalo LuxLeaks sui favori fiscali concessi.

Il neopresidente deve anche affrontare almeno un’altra questione cruciale. Il clima di incertezza politica in Grecia sta sconvolgendo i mercati europei, con la borsa di Atene che ieri ha chiuso con il passivo record di -12,78% (oggi a -1,01%) e il rendimento dei titoli di stato a tre anni salito del 9,2%. L’ascesa nei sondaggi della sinistra radicale di Tsipras, al momento il primo partito greco con il 27% delle preferenze, acuisce le paure della fazione del rigore, ostile alla politica promessa dal leader di SYRIZA che punta su una sostanziosa ristrutturazione del debito pubblico ellenico, con o senza la benedizione della Ue.

Ideologicamente vicino a SYRIZA, Nichi Vendola, segretario di Sel, ha attaccato duramente l’intervento di Juncker: “Lo scandalo che ha investito il presidente della Commissione Ue in Lussemburgo è emblematico del fatto che Juncker sia l’espressione di una coalizione di interessi che è quella che noi chiamiamo mercati finanziari. I mercati finanziari dominano l’Europa, e la dominano attraverso il ricatto”. E ha aggiunto: “E oggi quei mercati fanno tremare la Grecia perchè non sopportano neppure l’idea che di fronte ad elezioni anticipate possa essere Tsipras l’espressione del futuro di quel Paese, e possa un protagonista di una politica europea che non è quella dell’austerity, ma che è invece una politica di difesa dei diritti sociali. Juncker è il ricatto nei confronti del Vecchio Continente che deve essere irreggimentato nelle politiche di austerity, nei tagli che tagliano la carne viva dei diritti delle persone”.

Agli antipodi nell’arco parlamentare, anche Elvira Savino, capogruppo di Forza Italia in Commissione politiche della Ue alla Camera, si lancia contro le posizioni di Bruxelles: “Siamo i primi a contestare l’inefficacia delle politiche economiche e fiscali del Governo Renzi, ma il presidente della commissione Ue Juncker non può permettersi di usare toni minacciosi e intimidatori contro l’Italia. L’Italia non è un Paese ricattabile”.

E intanto, a pochi giorni dalle dichiarazioni di Angela Merkel, che aveva definito “insufficiente” il percorso di riforme di Francia e Italia, Matteo Renzi ha incontrato il direttore operativo del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. Si è discusso delle manovre economiche per rilanciare gli investimenti in Europa. Fonti riferiscono che il primo ministro italiano al termine del colloquio abbia commentato: “Se perfino il Fmi, che non è esattamente una sezione del Partito Comunista a Washington, chiede all’Europa di investire sulla crescita, qualche domanda i partner Ue dovranno pure cominciare a farsela”. Insomma, l’esito del braccio di ferro sul rigore è ancora incertissimo.