Jobs act è legge, ma mancano ancora i decreti per attuarlo


Superato di fatto l’articolo 18 per i neo assunti. Via co.co.co. e co.co.pro., arriva il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Proteste fuori dal Senato


Jobs atc: manifestazione dei giovani della CGIL a Palazzo ChigiLa riforma del lavoro è passata. Al Senato sono stati 166  i sì, 112 i no e un astenuto. Tutto ieri è andato come previsto, anche grazie al voto di fiducia. Ma la vera rivoluzione ancora deve arrivare. Approvato il disegno di legge delega, ora mancano i decreti applicativi per realizzare il nuovo mercato del lavoro pensato dal governo. Finisce così l’iter parlamentare, dopo l’approvazione della scorsa settimana alla Camera. E il premier oggi ha pubblicato su Twitter una foto del testo con la firma sua e del ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Sei mesi. È’ il tempo che l’esecutivo ha a disposizione per emanare gli altrettanti decreti. Il primo dovrebbe essere quello che ha suscitato tante polemiche: l’eliminazione di fatto dell’articolo 18 (diritto di reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa) per i nuovi assunti, a cui invece verrà applicato il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. In teoria potrebbe bastare qualche settimana. L’idea infatti è che la novità venga approvata entro dicembre e applicata il prima possibile, magari a gennaio. Legge e decreti delegati entreranno in vigore il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha espresso la sua soddisfazione in un tweet. Più tardi, ospite della trasmissione “Bersaglio mobile” su La7, ha respinto l’accusa di aver copiato il Jobs act dagli industriali. “Non copiamo le leggi da Confindustria, io non sono andato all’assemblea di Confindustria, che ha gli stessi limiti di autoreferenzialità dei sindacati e di altre associazioni”.

Le critiche alla riforma del lavoro non vengono solo dall’esterno. Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, ha replicato su Twitter che “di correre si corre, ma come estenderemo diritti e con quali soldi non si sa”. Positivo invece l’amministratore delegato della Cir, Rodolfo De Benedetti, che intervenendo a una conferenza a Parigi ha definito il Jobs act una “misura positiva per l’economia“. Posizione attendista per Anna Maria Furlan. Il segretario generale della Cisl ha dichiarato che la legge delega sul lavoro è stata migliorata in Parlamento, ma che “non basta, nei decreti attuativi dobbiamo lavorare al meglio“.

Il Jobs act, tuttavia, alla fine è stato votato anche dalla minoranza del Pd. Federico Fornaro, a nome dei 27 senatori dem, ha precisato che però il sì alla fiducia è stato dato “per senso di responsabilità”. A favore anche Ncd, mentre Sel ha protestato per il superamento dell’articolo 18.jobs_act_senato_resize

Scontri e proteste. Intanto, mentre a Palazzo Madama iniziava la discussione del ddl delega, fuori sfilava un corteo di studenti, Cobas e precari contro il Jobs act. Momenti di tensione, qualche ferito (due studenti, un poliziotto e un precario) e una decina di fermati è il bilancio degli scontri nei pressi di via delle Botteghe oscure e in largo di Torre Argentina. Gli organizzatori hanno accusato le forze dell’ordine di aver caricato con violenza mentre i manifestanti cercavano di raggiungere il Senato “con mani alzate e il volto scoperto“. “Siamo stati imprigionati per un’ora e un quarto in 100 metri a largo Argentina – ha detto il portavoce dei Cobas Piero Bernocchi – nonostante avessimo accettato tutto, addirittura di non tornare a Sant’Andrea della Valle che era autorizzata per noi fino alle 18”.

Cosa cambia. La parte più controversa del Jobs act è la modifica dell’articolo 18. Continuerà a essere applicato solo a chi ha già un contratto a tempo indeterminato, mentre i nuovi assunti godranno del diritto di reintegro solo in caso di licenziamento discriminatorio e in alcune fattispecie di quello disciplinare. Chi verrà licenziato per motivi economici dovrà invece accontentarsi di un indennizzo, che il governo vorrebbe rendere più vantaggioso per i lavoratori che rinunciano al contenzioso. I licenziamenti per motivi economici che si potranno ritenere ingiustificati, così come le fattispecie di quello disciplinare che saranno sanzionabili, dovranno essere indicati proprio nei decreti delegati.

Per i neo assunti a tempo indeterminato arriva il contratto a tutele crescenti in base all’anzianità di servizio. Se i decreti attuativi arriveranno entro dicembre il nuovo contratto potrà usufruire degli sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilità per le assunzioni fatte nel 2015.

Con il Jobs act viene anche dato l’addio ai co.co.co. e ai co.co.pro. Nelle intenzioni del governo queste tipologie di contratto di lavoro parasubordinato dovrebbero essere superate, in modo da rendere il contratto a tutele crescenti il principale strumento contrattuale.

Cambia anche la cassa integrazione. Sarà impossibile autorizzare la cig in caso di cessazione definitiva di attività aziendale. Anche in questo caso si punta a creare un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori con tutele uniformi e legate alla storia contributiva del dipendente. Si prevede una revisione dei limiti di durata del sussidio (adesso il tetto è di due anni per la cassa ordinaria e di quattro per la straordinaria) e una maggiore partecipazione da parte delle aziende che la utilizzano. Proposte di modifiche che arrivano proprio quando a ottobre, secondo i dati Inps, si è registrato un incremento del ricorso alla cig del 19,3% rispetto allo scorso anno.
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Incentivi all’assunzione e nuova Aspi.
La riforma del lavoro istituisce un’Agenzia nazionale per l’impiego. L’obiettivo è semplificare e razionalizzare le procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro per ridurre gli adempimenti a carico di cittadini e imprese. L’ideale per il governo sarebbe di rendere tutti gli adempimenti eseguibili per via telematica.
Viene introdotta una nuova Aspi, prevedendo che la durata del trattamento di disoccupazione dovrà essere rapportata alla storia contributiva del lavoratore, con l’incremento della durata massima (per ora fissata a 18 mesi) per quelli con le carriere contributive più rilevanti. Inoltre l’intenzione è di estendere l’Aspi ai collaboratori fino al superamento di questo tipo di rapporto di lavoro.

Flessibilità e controlli a distanza. In caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale vengono previsti dei limiti alla modifica dell’inquadramento del lavoratore, tutelando il posto di lavoro, la professionalità e le condizioni di vita. Il passaggio da una mansione all’altra diventerà più semplice e ci sarà la possibilità di demansionamento. Verrà rivista inoltre la disciplina dei controlli a distanza con la possibilità di controllare impianti e strumenti di lavoro.