Mafia Capitale, così la cupola gestiva gli appalti


Nelle intercettazioni le relazioni tra politici, imprenditori e boss. Primi interrogatori, Carminati non risponde. Alemanno si autosospende. M5S chiede scioglimento del Campidoglio.


carminati 1Primi interrogatori di garanzia per gli arrestati nell’inchiesta sulla mafia nella Capitale, che ieri portato all’arresto di 37 persone (100 gli indagati tra cui l’ex sindaco Gianni Alemanno).

Ascoltato, nel carcere di Regina Coeli, quello che la Procura considera il boss dell’associazione a delinquere, Massimo Carminati, e con lui, tra gli altri, Salvatore Buzzi e Franco Panzironi. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, tranne Panzironi che ha tentato di difendersi davanti ai magistrati.

ALEMANNO AUTOSOSPESO – L’ex sindaco Gianni Alemanno ha deciso di autosospendersi dalla carica di dirigente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. Una scelta apprezzata dai vertici del partito. “Cara Giorgia (Meloni, ndr) ti comunico la mia irrevocabile decisione di autosospendermi da tutti gli organi del partito, fino a quando la mia posizione non sarà pienamente e positivamente chiarita”. Secondo la Procura di Roma, la Fondazione Nuova Italia, che Alemanno presiede, avrebbe ricevuto dalla cupola affaristica gestita dall’ex terrorista nero Massimo Carminati “finanziamenti non inferiori ai 40 mila euro”.

“SCIOGLIETE IL COMUNE” – Il Movimento 5 Stelle, in una conferenza in Campidoglio, rivendica di essere l’unico schieramento politico non coinvolto e chiedi lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. La richiesta arriva da Alessandro Di Battista, membro del direttorio istituito di recente dal leader Beppe Grillo. “Chiediamo ufficialmente un incontro al Prefetto nelle prossime ore perchè il Comune di Roma venga sciolto per mafia. Ci sono tutti i presupposti”. Rincara Marcello De Vito, capogruppo in Campidoglio: “Sono coinvolti tutti, politici di destra e sinistra. Anche il responsabile dell’anticorruzione del Campidoglio. L’unico a non essere coinvolto è il M5s. Che sul tavolo della conferenza ha messo, in maniera provocatoria, delle arance. 

L’INCHIESTA

“È la teoria del mondo di mezzo, compà… Ci sono i vivi sopra, i morti sotto e noi in mezzo. C’è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico…”. 

La teoria è di Massimo Carminati, il Nero del Romanzo Criminale, er Cecato ex-Nar intorno a cui ruota l’inchiesta della Procura di Roma che ha scoperchiato la cupola di politici, imprenditori, colletti bianchi e boss della malavita che pilotava gli appalti della Capitale. Una fasciomafia, secondo la Procura. Ma non solo, perché anche alcuni esponenti del centrosinistra sono finiti nella rete.

I vivi e i morti si incontrano. I politici e gli imprenditori, che stanno sopra, hanno bisogno di chi sta sotto. Quindi si intrecciano, si fondono, si contaminano. Da questo schema, secondo la Procura, scaturisce un’associazione di tipo mafioso finalizzata ad estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio.

Trentasette arresti, cento indagati tra cui l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l’assessore alla Casa della giunta Marino, Daniele Ozzimo (Pd), il presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti. Nei guai anche i consiglieri regionali Eugenio Patanè (Pd) e Luca Gramazio (Forza Italia).

LA TEORIA DEL “MONDO DI MEZZO” (Intercettazione da repubblica.it)

“L’ho comprato, gioca per me”. Dalle intercettazioni emerge una torbida rete di relazioni che parte dagli ambienti della malavita, rimbalza nelle stanze degli imprenditori della Capitale e raggiunge il Campidoglio. Una rete di potere creata da Massimo Carminati, uno dei quattro Re di Roma secondo un approfondimento de L’Espresso del dicembre 2012, con la complicità di Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa “29 giugno” con un passato burrascoso.

“Qui comandiamo noi…”. Insieme, secondo quanto ricostruito dal procuratore Giuseppe Pignatone e dagli inquirenti, hanno operato per inserire nei ruoli decisionali della pubblica amministrazione uomini che, per ragioni diverse di affiliazione o di subordinazione, rispondevano direttamente al sodalizio. Uomini giusti al posto giusto, dunque. Persone mirate, fidate, in ogni posto chiave.

Un’organizzazione “fluida”, molto diversa da Cosa nostra, camorra o ‘ndrangheta, che realizza sinergie criminali tra diversi mondi. Con interessi anche nella gestione dei rifiuti e degli immigrati (“Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”, afferma Buzzi in un’intercettazione).

A disposizione dell’organizzazione, secondo gli investigatori, c’erano, tra gli altri, l’ex capo di Ama Franco Panzironi e l’ex amministratore delegato di Ente Eur Riccardo Mancini, soggetti che per i pm hanno fatto dal 2008 al 2013 da garante o da tramite “dei rapporti del sodalizio con l’amministrazione comunale”. La lista, poi, comprende anche il manager Fabrizio Franco Testa accusato di “coordinare le attività corruttive dell’associazione” e di “occuparsi della nomina di persone gradite all’organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione”.

LE INTERCETTAZIONI (da repubblica.it)

Durante la campagna elettorale per le elezioni del 2013, quando le quotazioni di Alemanno erano date in discesa, Salvatore Buzzi si esprime così al telefono. “Se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati, partivamo fiuuuu (fonetico intendendo partiamo a razzo, ndr). C’amo l’assessore ai lavori pubblici, Tredicine doveva stà assessore ai servizi sociali, Cochi andava al verde. Cochi non è comprato però è un amico, Alemanno… Che cazzo voi di più?“.

E MARINO? Anche la giunta è stata coinvolta nella bufera. “Negli ultimi mesi più volte ho chiesto ai miei più stretti collaboratori: ma a chi stiamo dando fastidio? Perché c’è una violenza così forte contro questa amministrazione? Quali interessi abbiamo colpito?”. Spiega il sindaco Ignazio Marino, intervistato da Il Messaggero. “Ora inizio a intravedere che evitare qualunque contatto con chiunque non rappresentasse la parte più sana della città ha impensierito chi aveva costruito quel metodo di lavoro, scientifico e criminale, che le indagini del procuratore Pignatone portano alla luce”.