Pentagono, Chuck Hagel lascia. Silurato da Obama


Obama: “È momento giusto per lasciare”. Secondo il New York Times, pressioni del Presidente sul segretario della Difesa


chuck hagelRispettato e decorato veterano del Vietnam, Repubblicano moderato di lungo corso. Chuck Hagel, ormai ex segretario della Difesa, ha rassegnato le sue dimissioni. Ed era stato proprio Barack Obama a chiederle, dicono i retroscenisti. Solo un capro espiatorio, secondo il New York Times, per le recenti sconfitte della Casa Bianca e per l’avanzare dell’ombra nera dell’Isis.

In conferenza stampa, poi, ad alimentare questa tesi è stato proprio il presidente. “È arrivato il tempo perché Chuck Hagel lasci la guida del Parlamento”, ha dichiarato, commentando la scelta del vertice del Pentagono. “Un segretario della difesa esemplare”, ha aggiunto, che ha scelto di “porre fine al suo incarico di ministro della Difesa”. Una carriera dedicata alla sicurezza nazionale, quella di Hagel, fin dalla scelta di andare volontario in Vietnam, ricorda Obama, e un’amicizia di vecchia data tra i due, da quando erano in Senato.

Difficoltà di comunicazione, però, tra la Casa Bianca e il suo segretario, negli ultimi tempi erano diventate sempre più evidenti. Scavalcato come portavoce della strategia militare americana in risposta alle crescenti minacce dell’Is, nuove figure gli erano state preferite: il Segretario di Stato John Kerry o il Generale Martin Dempsey, capo del Joint Chiefs of Staff, ovvero la più alta carica delle Forze Armate statunitensi.

Da sempre critico nei confronti della guerra in Iraq, il segretario della difesa, comunque, era stato scelto dall’amministrazione Obama per una missione ben precisa: gestire il parziale ritiro delle truppe dall’Afghanistan e ridurre drasticamente le spese del Pentagono. Assecondare, quindi, una politica estera di pace e progressiva smilitarizzazione ricercata dal Presidente. Ma gli USA, ora, sono di nuovo in guerra, non solo in Afghanistan, ma anche in Siria e in Iraq. L’avanzata dello Stato Islamico, a quanto pare, richiede forze e capacità nuove, soprattutto dopo le ultime decapitazioni. A rischio, è la sicurezza delle frontiere del paese e dei soldati che lo servono, sicurezza che Hagel, come sostengono dalla Casa Bianca, non sarebbe più in grado di garantire e assicurare.

Il repubblicano, d’altro canto, non poteva avere dalla sua neppure l’appoggio del partito, che nel febbraio del 2013 gli avevano fatto sudare la riconferma in Senato. Si mormora, poi, che ancora non fosse riuscito conquistare la fiducia di ufficiali e funzionari del Pentagono, rimasti quasi indifferenti alla sua uscita di scena.

Ancora secondo i retroscenisti, poi, Hagel non si era mai rassegnato all’idea che la politica estera fosse gestita così direttamente da Obama e da pochi altri della sua squadra. Continui ritardi di comunicazione tra le due istituzioni, infatti, e segnali spesso contraddittori tra loro sono stati i risultati. Un esempio, l’ultima decisione di lanciare raid aerei contro l’Isis, che avrebbero dovuto essere supportati dalle truppe di terra locali, e non da marines americani. Il progetto annunciato, tuttavia, di voler addestrare ribelli siriani per trasformali in veri soldati non sembra ancora essere andato in porto.

Un segretario della difesa più aggressivo, quindi, e che goda della piena fiducia di Obama, è il nuovo obbiettivo della Casa Bianca. E proprio nel discorso di oggi, il presidente potrebbe nominare il nuovo capo del Pentagono. I nomi dei candidati più accreditati: Michel Flournoy, già ai vertici della Difesa sotto Clinton e capo del Center for a New American Security, molto vicina al presidente; Jack Reed, senatore democratico del Rhode Island e ex ufficiale dell’esercito; Ashton B. Carter, ex vice del Pentagono. Significativo, che tra questi non figuri neppure un esponente del Partito Repubblicano. Una risposta, come hanno creduto in molti, alle recenti sconfitte elettorali, a cui Washington ha reagito stringendosi sempre di più attorno alla propria cerchia di persone fidate.