Bimbo 3 anni trova pistola in casa e spara alla mamma


Il fatto è accaduto in Oklahoma. Il piccolo ha ripetuto alla Polizia “mamma uccisa”. Negli Usa è il II emendamento a consentire il possesso di armi


OfficerShooting-K-9StabbedJPEG-02259_1409256053-k1jF-U1040649055067o9D-640x360@LaStampa.itUna pistola mal custodita e un tragico evento che ha per protagonista un bambino di tre anni. Il piccolo ha ucciso la madre con un’arma trovata in casa, sotto il divano del salotto. L’episodio è avvenuto a Tulsa, in Oklahoma.

Secondo le prime ricostruzioni, la donna di 26 anni si trovava nella sua abitazione con il figlio e l’altra figlia di un anno. Mentre cambiava il pannolino alla più piccola, il bimbo l’ha colpita accidentalmente alla testa con un proiettile di grosso calibro.

Il colpo è partito da una pistola, nascosta in casa nel posto sbagliato. La Polizia ha riferito che nel luogo del delitto sono state ritrovate anche altre armi custodite, però, in modo adeguato.

Il piccolo, dopo il gesto inconsapevole, è stato interrogato e sta cercando, per quanto gli è possibile, di ricostruire la dinamica dell’incidente. I media di Tulsa hanno precisato che quando è stato preso in custodia il bambino continuava a ripetere qualcosa di simile a “mamma… sparato”.

Al di là di questo tragico incidente domestico, l’evento riapre in America una ferita profonda che ha a che fare con il possesso di armi negli Stati Uniti. In particolare, l’Oklahoma nel 2012 è diventato il venticinquesimo paese in cui “è concesso girare liberamente in pubblico con una pistola bene in vista”. E nel resto degli Stati Uniti, molti cittadini hanno il porto d’armi e custodiscono in casa pistole di grosso calibro. Il che aumenta i rischi.

D’altronde, è la stessa Costituzione degli Stati Uniti, nel suo secondo emendamento, a difendere il diritto di detenere e portare armi:

Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”.

E nel 2008, la stessa Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto a tutti gli effetti questo diritto dei cittadini, dichiarando incostituzionale la legge del distretto di Columbia, che vietava il possesso di armi ai residenti. Non solo, ha interpretato definitivamente il II emendamento ponendolo, ad esempio, sullo stesso piano della libertà di stampa (I emendamento).

Per contrastare il fenomeno delle sparatorie nelle scuole e nelle università, nel 1994, il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton riuscì nell’impresa di far approvare una legge “temporanea”, con durata di 10 anni, che vietava la vendita di armi semiautomatiche. Ma la successiva amministrazione di George W. Bush non la rinnovò assecondando le richieste di una potente lobby coordinata dalla National Rifle Association (Rfa), l’organizzazione che tutela i tanti detentori di armi da fuoco negli Usa.

La sparatoria in un liceo dell'Oregon, nel giugno del 2014,  ha provocato due vittime: uno studente e lo stesso attentatore
La sparatoria del giugno 2014 in Oregon che ha provocato due vittime: uno studente e lo stesso attentatore

Così, le sparatorie per mano di folli rimangono un problema attuale, come hanno dimostrato i recenti fatti del liceo dell’Oregon nel giugno 2014: quando uno studente è stato ucciso da un giovane a colpi di fucile e un professore è stato ferito. In quell’occasione, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva dichiarato: “Siamo l’unico Paese civile in cui accadono queste cose”. “Non è più un caso alla settimana, ma una storia di tutti i giorni”.

Obama aveva poi puntato il dito proprio sulla Nra e sul Congresso, che “anche dopo la strage dei 20 bambini della scuola elementare Sandy Hook di Newtown, nel dicembre del 2012, non è stato in grado di varare leggi più severe sulla vendita e il possesso di armi da fuoco”.