Latina, minacce con manifesti funebri al giudice antimafia


Affissi alcuni finti annunci che annunciano la morte del magistrato Lucia Aielli, titolare in passato di processi contro le infiltrazioni mafiose nel basso Lazio


lucia aielli
Il giudice Lucia Aielli

“I colleghi magistrati del tribunale di Latina annunciano il decesso del giudice Lucia Aielli. Le esequie si terranno nel giorno 28“. Queste le parole riportate in cinque finti manifesti funerari che gli agenti della Questura hanno trovato affissi ieri mattina e che prendevano di mira il magistrato del Tribunale di Latina, impegnato in processi di mafia. I manifesti mortuari sono stati ritrovati vicino il liceo frequentato dalle figlie di Aielli e in altre zone della città. Un chiaro atto intimidatorio su cui stanno indagando Digos e Polizia scientifica.

Forse alla base delle minacce di morte c’è il lavoro svolto dal giudice, che ha seguito alcuni processi sulle infiltrazioni malavitose a Fondi, nel basso Lazio. Nel 2009 Aielli è stata titolare del processo Damasco relativo all’inchiesta sulle attività delle famiglie di ‘ndrangheta Trani e Tripodo, che terminò il 19 dicembre del 2011 con la condanna di 23 persone ad un totale di 110 anni di carcere.

Immediata la solidarietà delle istituzioni: dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti al presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, dal sottosegretario di Stato alle Riforme e ai rapporti con il Parlamento Maria Teresa Amici, al presidente del Consiglio regionale del Lazio Daniele Leodori.

Il magistrato Aiello aveva già ricevuto minacce. C’erano state anche due intrusioni nella sua abitazione: la prima volta si trattò di un tentativo di furto, mentre l’obiettivo della seconda incursione (durante la quale venne manomesso il sistema d’allarme della casa) rimase sconosciuto.

Al centro di tutto il suo lavoro. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, c’è quello che il numero “cinque” – quello dei manifesti affissi – potrebbe essere un elemento interessante da un punto di vista investigativo. Nel corso di un processo antimafia, in cui il giudice Aielli era presidente di collegio, uno dei principali imputati gridava da dietro le sbarre della gabbia di trovarsi in carcere per colpa di cinque manifesti mortuari.

Le altre minacce. Un mese e mezzo fa il magistrato aveva ricevuto minacce da un 37enne di Latina, condannato lo scorso anno ad otto mesi di carcere. L’uomo, però, si trova al momento in prigione.

Ma a destare maggiore preoccupazione è il processo Damasco. L’inchiesta che ne era alla base portò alla luce le infiltrazioni delle famiglie di ‘ndrangheta Trani e Tripodo. Le cosche di origine calabrese avevano di fatto trasformato Fondi in una loro base logistica per il traffico di stupefacenti ed altri affari della malavita.

Il processo portò alla condanna a 5 e 13 anni di reclusione per i due principali imputati, i fratelli Venanzio e Carmelo Tripodo. I fratelli Tripodo sono figli di Don Mico, capobastone di Sambatello (cittadina che si affaccia sul mare vicino a Reggio Calabaria) e compare d’anello del boss corleonese Totò Riina .Furono condannati anche vari esponenti della politica e dell’amministrazione locale e perfino l’ex comandante dei vigili urbani, Dario Leone.

Gli investigatori non escludono alcuna ipotesi, ma le possibilità che si tratti di un gesto compiuto da uno squilibrato sono minime. Le modalità con cui è stata messa in atto la minaccia fanno ritenere che l’autore possa conoscere bene la vita privata del giudice Aielli.  Dell’accaduto è stata informata la Procura di Latina, ma presto l’inchiesta potrebbe passare a quella di Perugia.