Jobs Act, primo sì. Renzi: “Toglie alibi non diritti”


Solo indennizzi per licenziamenti economici, resta la riassunzione per discriminatori e nulli. Reintegra solo in casi specifici per i disciplinari


art 18No al reintegro per i licenziamenti economici, ma solo un indennizzo “certo e crescente”. Nessuna novità sul fronte licenziamenti nulli e discriminatori. Resta il reintegro. Per i disciplinari, invece, la possibilità di essere riassunti scatterà solo per “specifiche fattispecie” ancora da definire.

La Commissione Lavoro alla Camera ha approvato l’emendamento al Ddl delega del Jobs Act, riformulato dal governo anche per cercare di mettere tutti d’accordo. Prima il Pd, senza dimenticare gli alleati del Nuovo Centrodestra e Scelta Civica. Forza Italia, invece, e il resto dell’opposizione, hanno abbandonato il tavolo delle trattative. “Un provvedimento che non toglie diritti, ma toglie alibi, a sindacati, alle imprese, ai politici”, commenta Matteo Renzi. Sono proprio i sindacati, però, che sulla riforma dell’articolo 18 continuano a dare battaglia. Cgil e Uil, infatti, hanno appena proclamato lo sciopero generale per il 12 dicembre.

Questo è solo il primo sì, comunque, perché la commissione dovrà concludere il voto degli altri emendamenti entro domani, per permettere al Ddl di arrivare in Aula già venerdì. Il Jobs Act, infatti, come previsto proprio dal calendario della Camera, dovrà essere licenziato entro il 26 novembre. E il ministro del Lavoro Giuliano Poletti non esclude il ricorso alla fiducia, se i tempi dovessero allungarsi.

Oggetto dell’emendamento, la nuova disciplina dei licenziamenti da applicarsi al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, da gennaio 2015. Capitolo primo, i licenziamenti per motivi economici, quando un’azienda è in crisi o decide di cambiare modello organizzativo. Attualmente è previsto il pagamento di un indennizzo (tra le 12 e le 24 mensilità a seconda degli anni di servizio prestati). Oppure, se il fatto “è manifestamente insussistente”, scatta il reintegro con un pagamento di indennità pari a 12 stipendi. Con il nuovo emendamento del governo, per il lavoratore arriva un indennizzo “certo e crescente”, a seconda dell’anzianità. Due le possibilità: il giudice può stabilire il pagamento di 1,5 mensilità per ogni anno di servizio – fino a un massimo di 36 -; o il datore di lavoro può decidere di versare spontaneamente l’indennizzo, questa volta solo 1 mensilità per ogni anno di lavoro, senza poter superare le 24. A questo punto il dipendente può anche rifiutare la conciliazione, restituendo la somma ricevuta e impugnando il licenziamento entro un termine “breve e certo”. Scaduto questo termine, comunque, la conciliazione si intenderà raggiunta. Con il Jobs Act, quindi, nessuna possibilità di reintegro per i licenziamenti economici.

Altro capitolo, il “licenziamento nullo”. Qui, l’emendamento riformulato dal governo a Jobs Act depositato ieri in Commissione Lavoro, conferma le regole vigenti. Quando, per esempio, una madre viene licenziata durante il primo anno di vita del figlio, o un coniuge entro i 12 mesi dopo le nozze, sarà sempre e comunque reintegro in azienda. Il datore di lavoro dovrà pagare anche un risarcimento, come già previsto dall’articolo 18, dopo le modifiche apportate alla legge 92 del 2012, la riforma Fornero. Tutela piena, poi, anche per i licenziamenti discriminatori, ovvero quelle cessazioni di rapporto per l’appartenenza a un determinato sindacato, per il colore della pelle, per credo religioso o l’orientamento sessuale. Il lavoratore potrà tornare a lavorare in azienda e godrà del risarcimento pieno, come diceva già la Legge Fornero.

Dibattito aperto, invece, per i casi di licenziamento disciplinare. Se c’è una mancanza dell’impiegato e quindi viene meno il vincolo fiduciario, la parola d’ordine del Jobs Act è l’indennizzo economico, inversamente proporzionale alla colpa del lavoratore. Maggiore è la colpa, minore sarà il risarcimento. La tutela reale, con il precedente articolo 18, scattava o se il fatto non sussiste o quando può essere punito con sanzioni conservative, come multe o sospensioni dal lavoro. Con il nuovo emendamento, il reintegro sarà possibile solo per “specifiche fattispecie”. Condizione che, per ora, rimane un’incognita, e dovrà essere chiarita con i successivi decreti delegati.

Matteo Renzi, quindi, sembrerebbe essere a buon punto del suo programma, passare dalla rigidità dell’articolo 18 alla flessibilità del mercato del lavoro riformato dal Jobs Act. Resta da capire, però, quale sarà la risposta dei mercati, dei grandi numeri e delle imprese del nostro Paese. La riforma avrà successo se: darà alle aziende nuovi incentivi per assumere, e quindi avrà un forte impatto sul nostro pericoloso tasso di disoccupazione; se il segno meno del Pil tornerà a essere un più; se gli imprenditori stranieri torneranno a voler investire in Italia.