Israele, terrore in sinagoga. La lunga scia di sangue


Sono 6 le vittime dell’attentato avvenuto ieri nella sinagoga di Kehilat Yaakov, a Gerusalemme. Una serie di attacchi che da quest’estate hanno causato decine di morti


081303389-7c69d392-3436-424a-8432-a176a38fe9faLi chiamano “lupi solitari” o “cani sciolti”. Attentatori che agiscono in autonomia, senza nessun organizzazione alle spalle, motivati solo dall’odio religioso e antisemita. Una “categoria” a cui potrebbero appartenere anche i due terroristi che ieri, a Gerusalemme, hanno preso d’assalto la sinagoga Kehilat Yaakov uccidendo quattro rabbini radunati in preghiera.

L’attacco avvenuto ieri ha il bilancio più grave dal 2008. Ma è solo l’ultimo di una profonda spirale di violenze alimentata dall’estate di guerra tra Israele e i militanti di Hamas nella Striscia di Gaza. La disputa sull’accesso alla Spianata delle Moschee, poi, ha contribuito a gettare ulteriore benzina sul fuoco.

Le violenze- Nel luglio scorso un adolescente palestinese venne fatto morire tra le fiamme da alcuni soldati israeliani, in ritorsione all’uccisione di tre ragazzi ebrei per mano dei militanti di Hamas. Il 4 agosto Mohammed Naif Jaabis, 23 anni, di Gerusalemme Est, si lancia con un trattore contro un autobus di linea uccidendo un uomo di 29 anni. Il 23 ottobre è stata la volta di Abdel al-Shaloodi, 20 anni, sempre residente a Gerusalemme Est. Investe con un auto un gruppo di pedoni in attesa del tram, uccidendo una bambina di tre mesi e un ragazzo di 22 anni. Sei giorni dopo Muataz Hijazi, 32 anni, spara all’attivista di estrema destra Yehuda Glick, ferendolo gravemente. Il 5 novembre Ibrahim al-Akkari, 38 anni, investe con un auto alcune persone in attesa del tram, uccidendo un militare e un 17enne. Cinque giorni più tardi, infine, Nur Adin Hashiye, 18 anni di Nablus, simpatizzante di Hamas, uccide a coltellate un soldato a Tel Aviv. Mentre poche ore dopo Nasher Hashalamun, 30 anni di Hebron, accoltella a morte una ragazza alle porte di Gerusalemme.

“È una campagna deliberata e non una serie accidentale di eventi” ha affermato il presidente israeliano Reuven Rivlin, riferendosi agli attentati delle ultime settimane a Gerusalemme. MentreIl premier israeliano Benyamin Netanyahu parla di “un attacco concentrato su Gerusalemme. Stiamo combattendo per la nostra capitale eterna. Quello che ci occorre è la coesione nazionale”, ha aggiunto.

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E se il presidente palestinese Abu Mazen ha condannato l’attentato avvenuto ieri nella sinagoga di Har Nof, Hamas ha invece elogiato l’attacco, senza però rivendicarne la paternità. Nella Striscia di Gaza decine di persone sono scese in strada a festeggiare: alcuni portavano vassoi pieni di dolci e li hanno distribuiti a conducenti e passanti.

C’è chi parla di nuova, terza Intifada. E in effetti dall’analisi degli eventi occorsi negli ultimi mesi, emerge un quadro in cui gli estremisti, sia palestinesi che israeliani, sono diventati coma mai prima d’ora gli attori principali. In Israele è il governo stesso di Netanyahu, fortemente condizionato dalla destra nazionalista e colonizzatrice, a fomentare la politica degli insediamenti che rende sempre più difficile la convivenza tra i due popoli. Mentre dall’altro lato della barricata la maggioranza dei palestinesi, alimentata da un sentimento di frustrazione crescente, vede nel governo di Hamas l’unica soluzione possibile per la nascita di uno stato palestinese indipendente.