Gerusalemme, attentato in sinagoga. Sei morti accertati


L’atto terroristico è stato rivendicato da Hamas. Morti anche i due attentatori palestinesi. Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu: “Reagiremo duramente”.


3LSPJ1OF-kGTD-U1040538381094LiF-284x160@LaStampa.it-Home PageSono entrati a volto coperto armati di pistole e coltelli. Poi hanno urlato Allah Akbar e hanno ucciso i fedeli a colpi d’ascia. È accaduto a Gerusalemme, in una sinagoga nel sobborgo ultra ortodosso di Har Nof, su Agasi Street.

Quattro i morti accertati tra gli ebrei in preghiera: il rabbino Moshe Twersky (59 anni), il rabbino Aryeh Kupinsky (43), il rabbino Kalman Zeev Levin (55) e il rabbino Avraham Shmuel Goldberg (68). Secondo quanto riportato da Haaretz,  tre delle vittime avrebbero anche la cittadinanza americana, il quarto quella britannica. Le autorità di soccorso riferiscono di 8 feriti, 5 dei quali in condizioni gravissime. Anche i due attentatori, Ghassan Abu Jamal e suo cugino Udayy Abu Jamal, originari di Jabel Mukaber, quartiere arabo di Gerusalemme est, sono rimasti uccisi durante lo scontro a fuoco con l’esercito israeliano.

Video della sparatoria da La Stampa.it

Nessun dubbio sulle cause dell’attentato. “Si è trattato di un atto terroristico”, ha detto un portavoce dell’esercito: “I testimoni parlano di una scena terrificante”. Puntuale, infatti, è arrivata la rivendicazione della strage da parte di Hamas: il movimento politico al potere nella Striscia di Gaza ha spiegato che l’attacco è la conseguenza della tensione sulla Spianata delle Moschee e dell’uccisione – un suicidio secondo la polizia israeliana – dell’autista di autobus palestinese di una ditta israeliana.

L’uomo, trovato morto impiccato nella notte tra domenica e lunedì, si chiamava Yusuf Hasan al Ramuni, 32 anni, padre di due bambini e residente nel quartiere di Ras al Amud, sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme Est.

Dura la reazione del premier israeliano Benyamin Netanyahu che accusa il presidente palestinese Abu Mazen, oltre ad Hamas, di essere responsabile dell’attacco. E minaccia: “Reagiremo duramente alla crudele uccisione di ebrei che si erano recati a pregare da parte di biechi assassini”. Intanto il Comitato di Sicurezza, convocato dallo stesso premier, ha ordinato la demolizione delle case dei tue terroristi responsabili dell’attentato. Dichiarazioni di biasimo anche da parte del premier palestinese che – si legge in un comunicato dell’Anp – ”ha sempre condannato la morte di civili da ogni parte del mondo e condanna oggi l’uccisione di fedeli in una sinagoga a Gerusalemme ovest”.

L’attentato di oggi è l’epilogo di una settimana di tensione tra israeliani e palestinesi. Da quando, cioè, Marwan Barghouti, leader di Tanzim (braccio armato di al-Fatah), che sconta 5 ergastoli nelle prigioni israeliane, ha invocato la III intifada dopo quella del 1987 e del 2000. Cinque israeliani e un cittadino straniero sono stati aggrediti e uccisi durante lo scorso mese. Mentre i morti nelle file palestinesi sono almeno 12.

La situazione è ulteriormente peggiorata dopo la decisione di Tel Aviv di dare il via libera a nuove costruzioni per coloni nei territori occupati. Ma di fatto la situazione è critica sin dalla scorsa estate, quando prima il rapimento e l’uccisione dei tre ragazzi israeliani, poi la guerra di Israele contro Gaza, hanno portato a settimane di violenza e oltre mille vittime nella Striscia.

Tensione a Gerusalemme dopo l’attentato nella sinagoga da La Stampa.it