Ucraina, Russia e Nato sull’orlo del conflitto


La Nato e l’esercito ucraino si preparano ad un conflitto armato per fermare quella che giudicano una imminente e probabile nuova offensiva russa


ucraina7-5Dal Mar Glaciale artico al Golfo del Messico, dal Pacifico orientale all’Atlantico occidentale. È questa la rotta sorvolata dagli aerei militari di Mosca. Proprio come succedeva ai tempi della guerra fredda, la Russia torna a pattugliare vicino agli Stati Uniti.

L’aggressività russa è una risposta all’avvicinamento delle truppe occidentali ai suoi confini. Ancora una volta il motivo del contendere è l’Ucraina. Secondo la Nato, Putin ha inviato le sue truppe nel Paese e sta ammassando soldati alla frontiera. Gli osservatori dell’Osce concordano nel dire che un nuovo conflitto si sta profilando nell’area.

Se la Russia si annettesse  l’Ucraina orientale potrebbe creare una continuità territoriale che dai suoi territori passerebbe per la Crimea (annessa da poco) e arriverebbe alle regioni ucraine controllate dai filorussi. Di fatto Vladimir Putin controllerebbe la parte settentrionale del Mar Nero.

Di fronte a questo scenario l‘Occidente non vuole farsi trovare impreparato. Il segretario generale della Nato, Jens Stontelberg, ha assicurato che, sebbene l’Ucraina non sia un Paese membro del Patto Atlantico, “la Nato sosterrà la piena integrità e sovranità dell’Ucraina”. Se la Russia ha triplicato le sue azioni militari in un anno, gli uomini guidati da Stontelberg hanno quintuplicato le loro attività di controllo rispetto al 2013.

L’esercito ucraino sta prendendo posizione in vista di una possibile nuova offensiva dei separatisti russi. Il ministro della difesa, Stepan Poltorak, ha affermato che il suo compito principale in queste ore è “prepararsi a un’azione militare”.

Nonostante la  tregua siglata il 5 settembre a Minsk, la città orientale di Donetsk continua a essere colpita da pesanti bombardamenti mentre proseguono gli scontri tra le forze governative e i ribelli filorussi.

Non tutto è perduto. Infatti, il rigido inverno ucraino, ormai alle porte, e il timore di sanzioni economiche in un momento in cui il rublo è particolarmente debole, potrebbero spingere Putin ad accontentarsi di concessioni in attesa di condizioni più propizie.