Allarme Ocse: “La ripresa si ferma nell’Eurozona”


Draghi replica: “Pronti a misure non convenzionali se necessario”. Italia fanalino di coda nella crescita


Angel Gurrìa, segretario generale dell'Ocse
Angel Gurrìa, segretario generale dell’OCSE

Nonostante alcuni dei Paesi membri stiano “cominciando a risalire la china”, nel suo insieme “la zona euro sta rallentando fino a fermarsi e rappresenta un rischio rilevante per la crescita mondiale, con la disoccupazione che resta alta e l’inflazione persistentemente lontana dall’obiettivo”. È questo il giudizio dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sull’area euro, pubblicato nell’outlook economico preliminare per i paesi del G20.

Il pressing sull’Eurotower – La Banca centrale europea “deve espandere il suo stimolo monetario al di là delle misure finora annunciate“, in particolare impegnandosi ad “un acquisto consistente di asset (‘quantitative easing’) fino a quando l’inflazione no sarà tornata in linea”. Mario Draghi, preso atto dell’indebolimento della crescita, ha detto che “Il Consiglio direttivo della Bce è unanime a varare ulteriori misure non convenzionali se fosse necessario, se l’inflazione rimanesse troppo bassa per troppo tempo”. Intanto, dopo la riunione di oggi, il board della Bce ha annunciato come da attese che non ci sono novità sul fronte della politica monetaria: “I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,05%, allo 0,30% e al -0,20%”.

Italia fanalino di coda della crescita – Nel biennio 2015-2016 la crescita del Pil dell’Italia sarà la più bassa del G20, attestandosi a +0,2% il prossimo anno e +1,0% nel 2016. È quanto emerge dall’Economic Outlook G20 dell’OCSE, appena presentato. Anche la Russia, che il prossimo anno dovrebbe vedere una crescita zero del suo Pil, nel 2016 dovrebbe mettere a segno un netto rimbalzo al +2,0%. In cima alla classifica la Cina con +7,1% nel 2015 e +6,9% l’anno seguente. Nonstante i dati poco incoraggianti il segretario generale dell’OCSE Angel Gurría ha sottolineato la positività delle riforme avviate dal governo italiano: “In Italia sono state annunciate da Renzi riforme coraggiose sul mercato del lavoro”.

I rischi per l’area euro: stagnazione e crescita zero – L’unione monetaria, ha spiegato il capo economista Catherine Mann durante la presentazione dell’Outlook, “corre il rischio di trovarsi una crescita zero e un’inflazione zero», cosa per cui l’OCSE è “preoccupata, molto preoccupata“. “C’è una probabilità di deflazione e di crescita zero del Pil e stagnazione – ha spiegato – e quando questi rischi esistono deve essere un momento capitale per i politici, per fare un passo avanti sulle loro proposte in materia di riforme”. Nelle sue stime di crescita, però, l’OCSE al momento presume che il rischio negativo non si materializzerà, ma al contrario “le misure strutturali approvate saranno implementate e porteranno i loro frutti, lo stimolo monetario continuerà, cosa che permetterà all’eurozona di rivitalizzarsi”.

L’andamento dell’economia mondiale – La crescita del Pil mondiale dovrebbe raggiungere un tasso del 3,3% nel 2014 prima di accelerare al 3,7% nel 2015 e del 3,9% nel 2016, secondo l’Outlook dell’OCSE. Un andamento definito “modesto” rispetto al periodo pre-crisi e anche leggermente inferiore rispetto all’ultima stima dell’Organizzazione del settembre scorso. Tra le principali economie avanzate, la ripresa rimane robusta negli Stati Uniti (+ 2,2% nel 2014 e circa +3% in 2015 e 2016). La crescita nella zona euro dovrebbe salire lentamente, dal +0,8% del 2014 al +1,1% nel 2015 e al +1,7% nel 2016. Il rapporto evidenzia le crescenti differenze di ripresa fra paese e paese ma anche tra le diverse macroregioni, un andamento che per l’OCSE “fa crescere i rischi all’orizzonte”. “I rischi finanziari restano elevati – ha osservato il segretario generale dell’OCSE Angel Gurría – e possono aumentare la volatilità dei mercati nel breve periodo. I paesi devono impiegare tutti gli strumenti di riforma monetaria, di bilancio e strutturali a loro disposizione per affrontare tali rischi e sostenere la crescita”.