Istat dice, ripete e certifica: la ripresa non c’è


Alla vigilia della nuova manovra finanziaria, l’istituto di statistica pubblica dati preoccupanti. Solo i consumi crescono lievemente, il Pil e il deficit vanno male


ISTATSiamo in recessione. Non si dice. Siamo in stagnazione. Magari. Siamo nei guai. Sicuro.

I dati ISTAT hanno liberato questa mattina la rondine che non fa primavera. Il prodotto interno lordo del primo trimestre 2014 è stato rivisto al rialzo, ma il segno è sempre negativo -0,1% rispetto al trimestre precedente. Nel secondo trimestre del 2014 il Pil scende dello 0,2 %, su base annua siamo invece a -0,3%, ma l’ISTAT precisa che nel secondo trimestre 2014 si calcola un giorno lavorativo in meno.
Proviamo a consolarci con l’apporto al Pil, quasi nullo, dei consumi nazionali al netto delle scorte +0,1 % (+ 0,2% quelli delle famiglie), con le importazioni salite dello 0,8% e le esportazioni al +1,1%.

La pressione fiscale nel primo semestre 2014 scende dal 41,2 % dello stesso periodo al 40,7 %. Fine dell’allegria.

Nel 2013 il Pil, corretto per gli effetti del calendario, è sceso dell’1,9% (il numero delle giornate lavorative è lo stesso del 2012).

Uno dei dati più gravi è il rapporto deficit/Pil, che nei primi due trimestri dell’anno si è attestato a 3,8%, quando l’Unione Europea ci chiede di non sforare il tetto del 3%. Il governo ha comunque già fatto sapere che dopo la manovra si attesterà al 2.9%.

Gli andamenti congiunturali sono negativi per tutti i settori: industria (- 0,5 %), servizi (-0,1 %), agricoltura (-1%) e gli andamenti tendenziali non vanno meglio.

Con questi dati e la nuova manovra finanziaria in odore di bocciatura ci presentiamo all’UE, mentre ad aprile-giugno, il Pil è aumentato su base trimestrale dell’1% negli Stati Uniti, dello 0,9% nel Regno Unito, è fermo in Francia, in lieve calo, lo 0,2, in Germania, ma tutti questi Paesi sono in crescita su base annua.