A Roma, il grido dei cristiani palestinesi


Alla Delegazione generale di Palestina della Capitale, incontro-dibattito sul contributo dei cristiani alla pace in medio Oriente


IMG_0554Il 19 settembre, presso il palazzo della Delegazione Generale dell’Autorità Palestinese a Roma, i cristiani hanno fatto sentire la loro voce. Padre Read Abusahalia, responsabile della Caritas di Gerusalemme e il venerabile Hilarion Capucci, vescovo di Gerusalemme in esilio, hanno discusso della situazione in Terrasanta e degli scontri che quest’estate hanno devastato la Striscia di Gaza per 51 giorni e lasciato sul campo più di 2000 morti, per lo più civili.

Entrambi i religiosi sono in qualche modo palestinesi: Padre Abusahalia, nato in Cisgiordania, nei pressi di Jenin, per ragioni strettamente geografiche; Hilarion Capucci, per ragioni sentimentali. Simpatizzante dell’Olp, il vescovo, originario di Aleppo, ha infatti dedicato la sua vita alla difesa della causa dell’indipendenza, anche sfidando apertamente le autorità di Tel Aviv. E’ il religioso che partecipò ai tentativi di forzare il blocco navale a Gaza nel 2009 e 2010 imposto dalle forze armate israeliane, come la sua condanna per l’accusa di traffico d’armi dal Libano che gli sono costate alcuni anni di prigionia nelle carceri israeliane.
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Ma nella serata del 18 settembre si è parlato soprattutto della costruzione della “pace”. La comunità cristiana, che rappresenta soltanto l’1,4% della popolazione della Palestina, ha contribuito con forza alla ricostruzione nelle zone colpite dai bombardamenti. La Caritas, ha affermato padre Abusahalia, è riuscita a raccogliere 900.000 Euro di aiuti internazionali con i quali ha prestato soccorsi di immediata assistenza sanitaria e alimentare alle popolazioni in emergenza umanitaria. Un sostegno concreto che ha dalla sua parte anche il fervore religioso della comunità, ben testimoniato da Capucci. “Beato colui che lavora per la pace – ha affermato il vescovo in esilio – perché la pace è un tesoro e la guerra è una calamità nella quale tutti sono perdenti”.