Evasione: 1 euro su quattro se ne va


Il quotidiano La Repubblica rende noti i dati e le percentuali di una piaga nazionale, che pesa sul lavoro e ci rende secondi solo ai greci


“Uno su mille ce la fa”, uno su quattro è evaso.

Quando dall’ottimistica canzone di Gianni Morandi si passa alla triste realtà italiana dell’evasione, la melodia cambia. E la stonatura diventa evidente.

È firmata dal quotidiano La Repubblica, l’inchiesta che fa luce su una vera e propria piaga nazionale, con cifre e dettagli allarmanti. Soprattutto nell’ottica di un paragone che ci rende fanalino di coda in Europa e prossimi soltanto all’esempio della Grecia.

“Oggi l’evasione vale circa l’8% del Pil, rispetto a un livello inferiore al 4% dei Paesi europei più efficienti e capaci di conciliare crescita, conti in ordine e equità”

scrive il quotidiano.

Una cifra esorbitante, in un paese seriamente provato da questo problema ma che non ha mai fatto lo sforzo di misurare l’evasione, quantificarla e poi informarne i cittadini – ha spiegato alla Commissione Finanze del Senato il generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo.
E se da questo punto di vista un qualche timido segnale si è registrato con la riforma fiscale appena approvata in Parlamento – e con l’idea di intraprendere la via di un monitoraggio più stretto – tuttavia sono i tempi a costituire un forte impedimento. Si calcola infatti che l’attuazione di questo provvedimento richiederà almeno un anno. Troppo, per un problema così urgente.

Quello che quindi ci regala l’immediato, sono solo le cifre. Amare.
L’Agenzia delle entrate ha infatti stimato in 80 miliardi di il tax gap, ovvero il mancato gettito di tasse come Irpef, Ires, Irap e Iva. Una cifra che cresce fino a 100/120 miliardi se, a questa, si sommano anche l’evasione contributiva e quella relativa alle imposte locali. Più del costo degli interessi sul debito pubblico, del complesso delle retribuzioni lorde dell’intero personale dello Stato e pari a tre volte del bilancio dell’istruzione in Italia – hanno conteggiato gli addetti ai lavori.

Le stime degli esperti parlano così di una situazione al limite: nelle casse dell’erario finisce solo un quinto dell’intero ammontare dell’Irap che dovrebbe essere pagato; per l’Iva, l’evasione raggiunge quasi il 28%; mentre dell’Irpef si volatilizza il 14%. In tutto, sono quasi 70 i miliardi evasi solamente dal pagamento di queste tre imposte, che pesano per i due terzi del totale delle entrate tributarie dello Stato. “Nel complesso di tutte le tasse, dunque, è molto probabile che l’evasione sottragga almeno cento miliardi l’anno”, conteggia Repubblica. E se il gettito fiscale del 2013 è stato di 426 miliardi, questo significa che per ogni quattro euro di tasse regolarmente pagato dai contribuenti, ce n’è uno evaso, ignoto al Fisco.

Le ripercussioni più pesanti di un così consistente mancato gettito si registrano in ambito lavorativo. Stime internazionali rilevano infatti che tra i 28 dell’UE, l’Italia è seconda solo a Belgio per il peso negativo esercitato dal fisco sul costo del lavoro, che incide per un valore superiore al 30%. Più frodi, meno assunzioni e più licenziamenti: la progressione del mancato versamento è, per la stabilità del sistema economico del nostro paese, una minaccia esplosiva.

Eppure, le armi per combattere e risolvere il problema non mancano, rilevano gli addetti ai lavori; ma è necessario insistere e usarle. Interventi precisi sono stati richiesti dalla Guardia di Finanza: dallo scoraggiamento dell’uso del denaro contante oltre il tetto di mille euro alla revoca dell’abolizione del reato penale di falso in bilancio, decisa dall’esecutivo Berlusconi nel 2003:

“se le misure cautelari amministrative si sono rivelate finora poco efficaci, gli strumenti offerti dalla legislazione penale invece ci hanno permesso di arrivare a risultati importanti”

ricordano i vertici delle Fiamme Gialle, fortemente impegnati sul fronte della lotta alle frodi.

E se gli esperti sottolineano come nell’ultimo Documento di economia e finanza la lotta all’evasione sia presente ma comunque legata all’attuazione della delega fiscale in tempi non immediati, il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti attacca:

 “questo governo non intende usare la lotta all’evasione fiscale come scusa per evitare la spending review”,

ricordando anche come gli incassi derivati dall’attività di controllo delle entrate, operata dallo Stato, siano significativamente saliti dai 2,1 miliardi di euro del 2004 ai 13,1 dello scorso anno.

Ma ad alzarsi è la voce dell’ex responsabile delle Finanze dell’esecutivo Prodi, Vincenzo Visco, che avverte: “la verità è che dopo l’ultimo governo Prodi non si è più seguita una linea di controllo dell’evasione”.

Auspicando una strategia di medio-lungo termine che agisca su più leve: modifiche alle leggi, incrocio di informazioni e banche dati e un attento rapporto preventivo con i contribuenti.