Arfio Marchini: La R che fa la differenza


A poco più di un anno dalla sua creazione, la pagina Facebook del personaggio mediatico ispirato al candidato sindaco di Roma fa il pieno di fan e successo


La pagina Facebook di Arfio Marchini

Fenomeno dei social network. Tormentone della rete. Concentrato di post ironici, divertenti e sagaci. È Arfio Marchini, il personaggio di Facebook ricalcato sulla figura del vero Alfio Marchini. Sì, proprio lui, il candidato che alle elezioni comunali di Roma dello scorso anno ha conteso la fascia di sindaco al vincente Ignazio Marino e all’uscente Gianni Alemanno.

Uno – l’Alfio con la L – è quello reale; l’altro – quello con la pronuncia in romanesco – la rivisitazione mediatica. Ma non è un sosia: meglio definirlo un “personaggio autonomo”. Con una R che, nel nome e nella sostanza, fa la differenza. Ma in fondo, neanche troppa.

Lo specifica subito il suo creatore, giornalista ed esperto di comunicazione politica ed editoriale; mente che si nasconde dietro a un successo senza precedenti e a un vero e proprio caso mediatico. È lui lo spin doctor, direbbero gli esperti; lui l’eminenza grigia che si nasconde dietro i tratti del sosia. Sa scherzare, sa sdrammatizzare e, a suo modo, sa anche far riflettere. Con le armi dell’ironia, dell’astuzia e della sagacia.

Il creatore di Arfio vuole rimanere anonimo: in molti hanno provato a stanarlo ma alle luci dei riflettori, preferisce quella dello schermo di un pc, lasciando che a parlare della sua creatura siano i post della pagina Facebook.

Il vero “Arfio co’ la ere” è l’uomo dell’ombra. Ma è legato, più che mai, al clamore della mondanità: allo scintillio da vip che circonda il vero Alfio Marchini. Il candidato sindaco del fascino e del sorriso. Il difensore dello charme italico. E padre naturale di quel “Roma ti amo” sopravvissuto alla campagna elettorale e diventato la firma riconoscibile delle battute del suo alter ego. Un vero marchio di fabbrica. Quasi un grido di guerra.

Ma Arfio la guerra la dichiara solo alla seriosità, all’indecenza e al cattivo gusto. E poi, naturalmente, anche ai calzini bianchi. Stilettate, frecciatine e battute pungenti: le armi dell’osservatore sagace dei costumi moderni sono queste e a loro niente può sfuggire. Dalla cronaca di Roma alle precarie condizioni del suo servizio di trasporto; dai protagonisti delle vicende politiche nazionali alle notizie che giungono da oltre il confine; dalle storture della realtà ai sorrisi che il mondo suscita. Tutto questo costituisce il repertorio di Arfio.

Uno dei post della pagina Facebook di Arfio

Ma sempre e comunque con leggerezza: quella di chi colpisce con garbo e ironia, e fa del riso l’ultima arma per non impazzire. “In tempi così avari di soddisfazioni – spiega il creatore di Arfio – la risata è la via d’uscita che spesso libera e consola”. E lui, Arfio, la risata la cavalca: brandita come un’arma, usata come risorsa, utilizzata come un’occasione. Parlando a tutti con naturalezza.
Proprio questa è la sua forza, il saper unire.

“Un linguaggio comune ad un alto lignaggio; lui che non scade mai nella volgarità e nella banalità. 
Non agisce per partito preso e ha una pluralità di temi che riesce ad abbracciare tante fasce diverse. Arfio oramai è un quotidiano antidoto alla noia e al male di vivere.” 

E nella democrazia dei “Mi piace”, del consenso pubblico che si fa riconoscimento di successo, il suo essere così diretto e immediato paga davvero. È un seguito di più di 45mila fan, fedele, puntuale e affezionato quello che catalizza la sua pagina. E a cui “devo rispondere con dedizione impegno”, dice la mente dietro il post. Senza veli, con affetto sincero e vera freschezza.

E con la stessa spontaneità con cui, il 28 marzo dell’anno scorso, l’avventura mediatica del Marchini informatizzato era partita. L’idea della sua creazione è stata semplice: la tv; l’intervista del vero Marchini a Le invasioni barbariche”, il programma di Daria Bignardi; lo show. E le risposte che l’allora candidato sindaco dà e che impressionano il futuro padre di Arfio.

“Da tempo avevo in mente di sperimentare un linguaggio comunicativo nuovo sui social, che partisse da sentimenti positivi e un po’ sopra le righe per costruire una comunità di cittadini che avesse modo di divertirsi e di riflettere, partendo dalle peculiarità del personaggio (la bellezza, l’amore per la città, le lotte per la bellezza) per condividere un contenuto più ampio.”

È questo il certificato di nascita di Arfio. Personaggio pubblico a suo modo; sguardo comico a suo modo; osservatore della realtà a suo modo. “Senza padrini né padroni” – ci dice lo spin doctor.
Così “elegantemente anarchico e democraticamente dialogante”.

“Mi chiamo Arfio, mi candido a Sindaco perché ognuno deve fare la sua parte. Vorrei più spazi per il polo e per il golf. Sogno una città e una regata di vela sul Tevere. Per i poveri ho in mente delle giornate della ricchezza”. Questa è la sua presentazione. O meglio, come direbbe lui, il suo personale biglietto da visita. E quella miscela unica di charme (dell’originale) e ironia (del personaggio autonomo) che rende l’Arfio di Facebook un cocktail unico: una coppa di champagne con garbate bollicine, sorseggiata nella città più eterna e ironica al mondo.

Un Arfio-style, che fonde sincerità e humour più pungente nella piena democrazia della risata. Resistergli è impossibile. Anche per Alfio, quello vero.

“Alfio Marchini è una persona che sta al gioco, che ha capito che se c’è una pagina satirica che ha il triplo dei “like” della sua ufficiale deve considerarla indirettamente una ricchezza. Arfio è diventato un personaggio nell’immaginario collettivo di Roma e non solo. Mi capita spesso di sentire sui bus o sulla metropolitana, giovani e meno giovani che commentano lo status del giorno oppure che concludono le loro affermazioni con “Roma ti amo”. È una cosa molto bella, perché influenzare in modo positivo una città, il suo linguaggio e la sua propensione verso la satira è un’esperienza positiva. Se questo accade è merito anche del vero Marchini che è stato al gioco.”

La sinergia tra quello con la L e il personaggio con la R è totale e tra finzione e realtà, il confine che si instaura è sottile. Non c’è malizia, non c’è incomprensione, non c’è distanza. C’è solo un sano modo di capire e vivere la vita. Tra analisi e osservazione; tra spirito e leggerezza; tra affresco e fumetto. Ma sempre e comunque, lontano dai sandali e dai calzini bianchi.
Risata ti suscito. Vita ti osservo. Roma ti amo.