Università italiana, è allarme docenti: “Mancano i prof”


Dal 2008 il numero dei professori ordinari è sceso del 30%, quello degli associati del 17. “Servono interventi immediati o sarà il collasso”


universitàDal 2008 al 2014 il numero di professori ordinari è sceso del 30%, quello degli associati del 17. Oggi i docenti delle università italiane sono il 25% in meno rispetto alla media europea. È l’ultimo allarme del Consiglio Universitario Nazionale e c’è di più: “Sarà il collasso”, sintetizza il presidente Andrea Lenzi.

Ventimila accademici in più nei prossimi quattro anni, 14 mila tra associati e ordinari, almeno 9 tra i ricercatori. Questi gli interventi consigliati dal CUN per far fronte all’emergenza professori. Perché dopo il calo degli studenti, adesso è la volta del crollo delle cattedre. Le cause sono fin troppo note: la riduzione dei finanziamenti pubblici, il blocco del turnover dei concorsi, l’abbassamento dell’età pensionabile. Anche il personale tecnico-amministrativo, essenziale per garantire il funzionamento e l’erogazione dei servizi agli studenti e al sistema universitario, ha perso quasi 5 mila dipendenti.

E il CUN segnala anche che professori e ricercatori si diventa sempre più tardi: ordinari a 51 anni, associati a 44 e ricercatori a 37. Proprio per questi ultimi, infatti, la situazione sembra ancora più difficile, visti gli interventi normativi che continuano a ostacolare il reclutamento di giovani leve e la possibilità di avere contratti a tempo indeterminato. A rischio la qualità e il futuro dell’intera attività didattica e di ricerca. Afferma infatti Lenzi:

“La grave diminuzione numerica in corso, mai registrata in precedenza di queste dimensioni, renderà improponibile la corretta gestione e lo sviluppo di un sistema universitario così complesso e articolato come il nostro.”

Se è vero che il numero dei docenti si riduce drasticamente, nel 2013 è arrivato però il nuovo concorso di Abilitazione Scientifica Nazionale, per i professori universitari di prima e seconda fascia. 60 mila i fortunati, tra scandali e ricorsi, ma la loro abilitazione sarà valida per soli sette anni, entro i quali il singolo ateneo potrà scegliere se assumerli o meno. Una costruzione burocratica che, comunque, non sembra ancora bastare.