Fracking e Shale Gas, le nuove frontiere dell’energia


Le innovative tecniche per l’estrazione del gas e del petrolio sviluppate negli Stati Uniti stanno portando la prima potenza mondiale all’indipendenza energetica. Ma in cosa consistono queste innovazioni? Intervista al Professor Carlo Andrea Bollino


Torre per l'estrazione di shale gas al tramonto
Torre per l’estrazione di shale gas al tramonto

Fracking e Shale Gas. Parole che dicono ancora molto poco al lettore medio, ma che potrebbero innescare una rivoluzione a livello energetico con conseguenze geopolitiche dirompenti, in grado di modificare la mappa dei rapporti internazionali. Si tratta di tecniche innovative per l’estrazione del gas e del petrolio, sviluppate negli Stati Uniti che grazie a loro stanno riacquistando l’indipendenza energetica e potrebbero diventare esportatori. E se la prima potenza mondiale dovesse riuscirci, e ci è davvero molto vicina, cambierebbe il mondo. Il loro uso rimane comunque controverso per il rischio di effetti dannosi dal punto di vista ambientale.

Carlo Andrea Bollino
Carlo Andrea Bollino

Reporter Nuovo ne ha parlato con il professor Carlo Andrea Bollino, ordinario di Economia dell’Energia alla Luiss Guido Carli, presidente del GSE s.p.a (Gestore Servizi Elettrici), presidente della IAEE (International Association for Energy Economics) e già presidente del Gestore del Sistema Elettrico – GRTN S.p.A. e capo economista dell’Eni. 

Professore, innanzitutto di cosa parliamo con il termine “shale gas”?

Shale gas in inglese vuol dire gas che si trova in giacimenti shale, cioè di tipo scistico. Si tratta di rocce sedimentarie. Il giacimento tipico, quello che siamo abituati ad immaginare, è una specie di caverna o di piscina sotterranea dove si mette dentro un tubo e si tira fuori il petrolio o il gas. Ma queste preziose fonti di energia possono essere intrappolate dentro particolari formazioni rocciose che sono come delle spugne.

Un impianto per l'estrazione dello shale gas negli Stati Uniti
Un impianto per l’estrazione dello shale gas negli Stati Uniti

E come si effettua l’estrazione?

Sono metodi rivoluzionari, e qui parliamo di fracking, dove si usa un metodo composto da due parti tecnologiche. La prima è la trivellazione orizzontale e la seconda è l’utilizzo di potenti getti d’acqua. La trivellazione tradizionale era fatta con dei semplici tubi, che trivellavano la roccia in verticale. Con questa nuova tecnologia, più sofisticata, la trivellazione può essere anche in orizzontale: si scende in profondità e la trivella si piega a 90 gradi. Quindi può andare a cogliere anche lateralmente, non solo in verticale. A questo punto interviene il fracking: la fratturazione della roccia con dei potentissimi getti d’acqua. La roccia viene frantumata con la forza dell’acqua buttata dentro a pressione. A quel punto si rompe e tutte le goccioline, le particelle e le molecole di gas possono essere catturate.

Ma rompendo la roccia non ci possono essere conseguenze negative a livello ambientale?

Qualsiasi azione dell’uomo modifica l’ambiente, occorre capirla, analizzarne i costi e i benefici, cioè i vantaggi e gli svantaggi. Anche estrarre il gas o il petrolio con i vecchi metodi può creare dei problemi.

Illustrazione di un impianto di shale gas
Illustrazione di un impianto di shale gas

Ma qual è la critica principale che viene mossa?

Questi nuovi metodi sono stati criticati perché si può creare instabilità. Ma il problema è che più che creare un’instabilità geologica, perché a mille metri di profondità secondo me neanche i geologi sanno come va a finire, ma che si utilizza una grande quantità di acqua, che è un bene prezioso. Potremmo avere una competizione per l’utilizzo dell’acqua fra le necessità umane e l’estrazione dell’energia. È lo stesso problema delle coltivazioni per dare del cibo o per le biomasse.

Le nuove tecniche di fracking e shale gas prenderanno piede anche in Italia?

Scommetterei con molta difficoltà che queste tecnologie possano essere applicate in Italia. Questa nuova tecnologia si è sviluppata in America dove avevano grandi giacimenti inutilizzati. Da noi di petrolio e gas ce n’è poco e quindi non vale la pena di investire in questa tecnologia che comunque è più costosa.

Quindi Italia non adatta…

Così ho capito dai rapporti geologici.

Eni farà fracking all’estero?

È una domanda molto sensibile ed è un problema di vantaggio tecnologico e competitivo a livello di player mondiale. Sicuramente lo sa fare perché ha bravissimi ingegneri e geologi, quanto però abbia spazio in una nuova ricomposizione della mappa dei giacimenti rispetto a quelli tradizionali non si sa. Vedremo il nuovo management, dopo le nomine del governo, che strategie porterà avanti.

E nel resto d’Europa?

C’è da premettere che in Europa abbiamo una diversa legislazione generale sulla proprietà del suolo e una diversa attenzione ambientale rispetto agli Stati Uniti. Mentre in America se io sono proprietario di un terreno sono proprietario anche del sottosuolo, in Europa si è proprietari solo del suolo: quello che sta sottoterra è dello Stato. Ci sono problemi molto più complicati per i permessi, per le estrazioni e per l’utilizzo economico.

Roccia scistica
Roccia scistica

Ma ci sono zone dove sarebbe possibile estrarre shale gas?

In Europa sono stati trovati giacimenti dove già si sapeva che c’erano: in Romania, Polonia, nel Mare del Nord e un po’ anche in Francia. Le zone più promettenti sarebbero Romania e Polonia. Occorre capire in che modo l’Unione Europea possa sviluppare una legislazione, un quadro armonico comune, per favorire in questi paesi l’utilizzo di queste tecniche. E poi c’è il problema ambientale, perché in America ci sono grandi distese non abitate e quindi effettuare queste lavorazioni non confligge con insediamenti umani. In Europa abbiamo duemila anni di storia e quindi insediamenti molto più densi.

Impianto per l'estrazione di shale oil in North Dakota
Impianto per l’estrazione di shale oil in North Dakota

Che conseguenze ci sarebbero se grazie alle nuove tecniche gli Stati Uniti diventassero indipendenti dal punto di vista energetico?

Le conseguenze sarebbero importantissime perché il Continente americano è una zona ad alto livello di reddito e di consumo di energia. La cosiddetta intensità energetica, cioè il consumo di energia per abitante, in America è il doppio dell’Europa. L’utilizzo di nuovo materiale energetico, ad esempio del gas al posto del carbone, dà l’opportunità agli americani di ridurre le emissioni e quindi rientrare anche in un discorso di politiche ambientali da protagonisti e non più da inquinatori. Con la quantità di shale gas e shale oil non solo stanno diventando autosufficienti, ma potrebbero diventare esportatori. Come lo sono oggi il Medioriente e la Russia. La geopolitica cambierebbe drasticamente. Il continente Nordamericano, che non solo ci esporta la tecnologia e la sicurezza militare, ci esporterebbe anche l’energia. Cambierebbe la mappa dei rapporti. Non so come sarà, ma se succede cambia tutto.

 

Il fracking e lo shale gas sono tra i temi più dibattuti in ambito energetico e l’epoca in cui viviamo impone la massima attenzione su tutto ciò che riguarda gas e idrocarburi. L’efficienza energetica è un parametro a cui ogni Paese dovrebbe cercare di arrivare e in Italia siamo molto lontani dalla meta per svariati motivi. Gli Stati Uniti con le nuove tecnologie puntano al vantaggio competitivo con Europa, Russia e Medioriente. Perché senza energia un’economia è debole, e l’Italia su questo tema strategico sembra non avere un programma per il futuro.