La pace in cambio della spia: Israele sfida gli Stati Uniti


Jonathan Pollard, in carcere dal 1985 per spionaggio, passò informazioni riservate a Tel Aviv. Israele pronta a liberare 400 palestinesi per il rilascio


Cartelloni a favore della liberazione di Pollard
Cartelloni a favore della liberazione di Pollard

Quasi trent’anni dopo, Jonathan Pollard torna ad essere protagonista delle trame internazionali, al punto che per la sua liberazione Israele ha disposto, nell’ambito degli accordi di pace con lo stato palestinese dirette dagli Stati Uniti, la liberazione di addirittura 400 prigionieri.

Pollard oggi è recluso a Buntner, in Nord Carolina, una condanna all’ergastolo sul capo per spionaggio. Nel corso di una carriera nei servizi di intelligence americani aveva passato pile e pile di documenti riservati a funzionari di Tel Aviv, concesso occasionali favori agli australiani e tentato di vendere informazioni ai pakistani. Fino a quando, nel 1985, venne arrestato dall’Fbi, poco fuori dell’ambasciata israeliana a Washington dopo un tentativo di fuga durato un miglio su una fiammante Mustang verde.

Nato in una famiglia di origine ebraica a Galveston in Texas, nel profondo sud americano, la futura spia mostra sin da subito un’indole irritabile e una certa disinvoltura nel mentire unite ad un fortissimo attaccamento alle tradizioni di famiglia. Laureato a Stanford nel 1976 in scienze politiche, Pollard era solito vantarsi tra i porticati dell’università di essere membro del Mossad, i servizi segreti israeliani,  o un colonnello dell’Israeli Defense Force.

Il 1979 è l’anno della svolta. Facendosi strada con astuzia e qualche millanteria, viene assunto dalla Cia. Ma il test poligrafico (la macchina della verità) lo inchioda. Il brillante funzionario ammette di aver fatto ampiamente uso di droghe tra il 1974 e il 1978. La sua carriera appena iniziata sembra già al capolinea. Ma Pollard non intende rinunciare così in fretta.

Viene spedito al servizio di spionaggio della marina militare, il Nosic. L’impatto con il nuovo incarico è difficile. Tra alte valutazioni di servizio e iniziative discutibili riesce a ritagliarsi il suo spazio fino a quando l’ammiraglio Sumner Shapiro lo relega in una posizione di scarso rilievo, inorridito da una proposta di operazione con i servizi segreti sudafricani avanzata dal nuovo agente.

In questi anni fa conoscenza con Aviem Pella, un ex colonnello dell’aviazione militare israeliana, negli Stati Uniti ufficialmente per studiare informatica. Inizia presto un fiorente commercio di informazioni. Pollard incassa 10.000 dollari a ogni documento scottante, oltre a riceverne 2.500 al mese come indennizzo.

Porta a casa interi fascicoli confidenziali, dove, con l’aiuto della moglie Anne, progetta i suoi affari. Ma è tremendamente avventato. Viene visto portare fuori dagli uffici cartelle con il timbro “confidenziale”, lascia i documenti compromettenti sottratti chissà dove sul tavolo della scrivania, alla mercé della curiosità dei colleghi.

E infatti poco dopo inizia l’indagine. In una prima fase riesce a cavarsela. Quando lo portano in ufficio per essere interrogato, chiede di poter chiamare a casa per avvisare la moglie. In una scena che sancirà la nascita della sua leggenda, dice ad Anne di “ricordarsi di portare il cactus ai vicini”. È una frase in codice, e la moglie capisce subito. Si sbarazza con ordine e precisione delle carte compromettenti. La perquisizione dell’abitazione di Pollard non dà esiti significativi.

Ma è solo una questione di tempo. Il 21 novembre 1985 viene arrestato. Da allora è iniziato il braccio di ferro diplomatico tra gli Stati Uniti e Israele per la liberazione della spia, che a Tel Aviv è considerato un eroe nazionale. Nel 2002 il primo ministro Benjamin Netanyau gli fece visita in prigione, e nel giugno del 2011 ha inviato a Whashington una richiesta di rilascio, seccamente rifiutata dall’amministrazione Obama. Chissà se oggi, in nome del buon esito del processo di pace con i palestinesi, il Presidente degli Stati Uniti sarà disposto a concedere la libertà alla spia che ha tradito la Nazione per servire, a pagamento, il più irriducibile alleato di Washington in medio oriente.