Irpef, scuola, casa e lavoro: la “rivoluzione” di Renzi


L’annuncio del governo in 30 slide. Ma ci sono ancora subbi sulle coperture. E dall’Europa arriva già il primo stop


Un aumento in busta paga di 80 euro netti al mese. Ma anche sgravi sulle imposte alle imprese, contratti di apprendistato semplificati, piano casa e per l’edilizia scolastica.

La “rivoluzione” di Matteo Renzi per il momento si articola in una trentina di slide, perché il Consiglio dei Ministri ieri ha approvato solo un’informativa. Ma presto governo e parlamento dovranno elaborare i decreti legge e le leggi delega per attuare i provvedimenti: entro maggio tutti gli impegni presi dovranno diventare fatti.

TUTTO SULL’IRPEF – Il primo di questi impegni è la restituzione in busta paga di circa 80 euro al mese, a partire dal primo maggio. Come previsto, il governo ha scelto di concentrare il grosso dell’intervento sui tagli all’Irpef, l’imposta che grava sui lavoratori. Per permettere a tanti italiani di arrivare con più tranquillità a fine mese e, si spera, di spendere qualcosa in più e far ripartire i consumi.

La platea dei beneficiari dovrebbe essere di circa 10 milioni di lavoratori dipendenti o assimilati: tutti quelli che guadagnano meno di 25mila euro lordi l’anno potranno usufruire degli sgravi. Che in totale dovrebbero ammontare a mille euro in più all’anno. “Quasi una mensilità extra”, ha fatto notare il premier.

LE COPERTURE CI SONO – Renzi ha insistito anche su uno dei punti più delicati e discussi alla vigilia: le coperture. “Ci sono in maniera evidente, e superano abbondantemente i dieci miliardi di cui abbiamo bisogno”, ha spiegato. Arriveranno in prima battuta dalla spending review: il Piano Cottarelli dovrebbe portare in dote fino a 7 miliardi di euro nel 2014 (anche se nella sua relazione di ieri il commissario aveva fornito una stima ben più prudente, ferma a 3 miliardi).

Il resto Renzi conta di guadagnarlo dall’aumento del deficit: l’Italia conta di avere disposizione quattro punti decimali fino alla soglia del 3% imposta dall’Europa, che valgono in totale 6,4 miliardi di euro. “Non abbiamo intenzione di sfruttarli tutti, ma quei soldi ci sono”, ha detto il premier. Anche se oggi su questo punto è arrivato lo stop della Bce, che ha ricordato all’Italia la necessità di “ridurre il debito”. Non tutti i dubbi, dunque, sono chiariti.

TAGLI ANCHE ALL’IRAP – La vigilia del provvedimento era stata caratterizzata dal “derby delle tasse” fra Irap e Irpef, risolto in favore di quest’ultima. Renzi, però, ha pensato anche ad un intervento, seppur di entità minore, a beneficio delle imprese: dal primo maggio l’Irap calerà del 10%, per una misura dal valore di 2,4 miliardi complessivi. Soldi che verranno ricavati dall’innalzamento dell’imposta sulle rendite finanziarie (titoli di Stato esclusi), che passerà dal 20% al 26%.

E sempre a favore delle imprese, stavolta solo delle Pmi, il governo destinerà uno sconto di circa il 10% sul prezzo dell’energia. Mentre entro luglio verranno liquidati tutti i debiti della Pubblica amministrazione, per un valore di circa 68 miliardi di euro.

“È un atto di serietà, con il quale vogliamo dare un segno di cambiamento: un governo deve essere affidabile, non può non pagare i suoi debiti”.

CONTRATTI SEMPLIFICATI – Gli interventi di carattere normativo sul mondo del lavoro, il cosiddetto Jobs Act, si risolvono in due misure fondamentali: contratti a tempo determinato (senza causale) rinnovabili per tre anni, e semplificazione dell’apprendistato, con una riduzione dei costi di formazione a carico delle imprese e snellimento della procedura burocratica. Inoltre, il governo destinerà un fondo di 1,7 miliardi per l’inserimento dei giovani con titolo di studio nel mondo del lavoro, innalzando fino a 29 anni (prima era 25 anni) l’età massima per beneficiarne.

Avanti tutta, come preannunciato, anche sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato che la cassa integrazione in deroga andrà progressivamente verso l’esaurimento. E con i risparmi da essa derivati potrà essere messo in piedi un “nuovo strumento universale per tutti i disoccupati”. Il tutto verrà elaborato da una legge delega affidata al governo.

PIANO CASA E SCUOLA – Il quadro viene completato dagli interventi su casa e scuola. Per risolvere l’emergenza abitativa il governo mette sul tavolo 1,7 miliardi, a disposizione di chi ha perso la casa o rischia di farlo. La ricetta è essenzialmente una riduzione per chi decide di affittare a canone concordato con la cedolare secca, detrazioni fiscali più elevate per gli inquilini con i redditi più bassi, fondi per il recupero degli alloggi popolari.

Sulla scuola, invece, confermate le cifre già annunciate al momento del discorso di fiducia al Senato: subito 3,7 miliardi di euro per intervenire sui casi più gravi in tutto il Paese. Per farlo nella maniera più rapida ed efficace possibile, il governo nominerà presto una “cabina di regia“, una commissione straordinaria che farà riferimento diretto a Palazzo Chigi, che opererà in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e gli Enti locali. Tutti gli interventi verranno esclusi dal patto di stabilità: “Nessun sindaco avrà più il problema di non poter spendere i soldi per mettere in sicurezza le sue scuole”, ha promesso Renzi. Che, in chiusura, ha anche annunciato una possibile supervisione al progetto di Renzo Piano, per garantire la “qualità” degli interventi. La ciliegina sulla torta di un programma davvero ambizioso. Resta solo di attendere per vedere se e come verrà messo in atto.