Italicum solo alla Camera. Renzi: il Senato sarà abolito


Via libera alla nuova legge elettorale, Berlusconi accetta l’emendamento D’Attorre, ma ci sono ancora nodi da sciogliere. Da mercoledì parte l’esame in Aula


berlusconi_alfanoI “quasi amici”, così li aveva definiti il premier Matteo Renzi, hanno trovato un “quasi accordo”. La nuova legge elettorale, l’Italicum, si applicherà solo alla Camera.

Silvio Berlusconi alla fine ha accettato il cosiddetto “emendamento D’Attorre”. Soddisfatto Angelino Alfano che non voleva accelerare verso il voto. Soddisfatto il premier che porta a casa il consenso di parte del Partito Democratico e un trofeo da mostrare alle elezioni europee del 25 Maggio.

Sono le 3 del pomeriggio di ieri quando arriva la notizia che il Cavaliere ha accettato che l’Italicum sia utilizzabile solo per la Camera, in Transatlantico tutti esultano, a partire da Gianni Cuperlo, leader della minoranza Pd, che dichiara: “È un importante passo avanti, lavoreremo poi per migliorarla”. Del resto l’emendamento che Berlusconi ha accettato è firmato da Alfredo D’Attore e Giuseppe Lauricella, cuperliani.

Dalla prossima settima potremmo quindi avere una nuova legge elettorale e, in teoria, si potrebbe andare a votare ma con due sistemi diversi alla Camera e al Senato. A Palazzo Madama rimarrebbe il proporzionale puro così come uscito dalla riforma della Consulta mentre a Montecitorio entrerebbe in gioco l’Italicum. Questo è il risultato dell’emendamento D’Attorre e questa la quadra che ha permesso di conciliare le posizioni del Nuovo Centro Destra e di Forza Italia.

L’accordo prevede che sia soppresso l’intero articolo 2 della legge attuale, che disciplina l’elezione del Senato e il riferimento a Palazzo Madama andrebbe eliminato anche dal titolo delle riforme. Nel testo finale ci saranno un premio di maggioranza al 37% e una soglia di sbarramento al 4,5% per i partiti in coalizione. Confermato anche l’emendamento per delegare al governo l’individuazione dei collegi. Sì anche alle candidature multiple, che dovrebbero essere consentite in un massimo di otto collegi. Potrebbe invece essere archiviato, e non comparire dunque nel testo finale, l’emendamento cosiddetto “Salva Lega” presentato da Forza Italia.

Restano però le linee di frattura nel Pd e tra i partiti e da domani l’Aula dovrà esaminare le centinaia di emendamenti presentati. “Ma si è mai visto un sistema politico bicamerale con due leggi diverse per ognuna delle due Camere? Mi appello a Napolitano per sapere se va tutto bene”, si lamenta Pippo Civati, esponente della minoranza Pd.

Critica anche Scelta Civica: “Chiediamo al presidente Renzi di chiarire il senso politico e istituzionale del cosiddetto accordo Pd-Fi sulla limitazione alla sola Camera dei deputati della nuova legge elettorale, senza differimento della sua entrata in vigore sino alla riforma del Senato”, afferma in una nota Renato Balduzzi, responsabile riforme di Sc che reputa quindi importante “a questo punto un incontro di maggioranza che chiarisca la prospettiva istituzionale del nostro Paese”.

Ma da Tunisi Renzi rispedisce al mittente le polemiche:

“Il fatto che il Senato abbia o meno una norma elettorale nel momento in cui abbiamo deciso di superarlo è secondario”. “I cittadini devono sapere che andremo a votare solo per la Camera perché non voteremo più per il Senato – ha proseguito il premier -. L’assenza di una norma di salvaguardia è secondaria. Le polemiche di oggi non le capisco. Vediamo se entro venerdì ci sarà legge elettorale e speriamo si chiuda dopo 20 anni la pagina delle riforme istituzionali”.

Si allinea alla nuova intesa anche il Nuovo Centrodestra. In un tweet il leader, e ministro dell’Interno, Angelino Alfano, scrive: “Dobbiamo superare il Senato. Quindi legge elettorale solo per la Camera. Noi non siamo delusi da Renzi. Patti chiari, riforme certe #avantitutta“.