Hong Kong, banchiere si uccide nella sede della JP Morgan


Ji Junije è il quarto in pochi mesi. Sotto accusa i ritmi di lavoro nelle banche. Gli istituti adottano nuove strategie per combattere lo stress


La sede della JP Morgan
La sede della JP Morgan

Lj Junjie era un trentatreenne banchiere della JP Morgan. il 18 febbraio si è buttato dal tetto della sede di Hong Kong, la Charter House. Sono ancora sconosciute le ragioni che l’hanno spinto al suicidio. Ma molti sono pronti a scommettere che c’entrino qualcosa i carichi di lavoro massacranti e i ritmi serrati che il management bancario impone ai suoi sottoposti.

Lj infatti non è stato il primo. Lo scorso 29 gennaio alla sede di Londra il trentanovenne Gabriel Magee, vicepresidente  della sezione investimenti, si è gettato nel vuoto dal 39° piano dell’edificio. Lo stesso giorno il cadavere dell’americano William Broeksmit, ex-dirigente di provata esperienza della Deutsche Bank, è stato trovato nel suo appartamento di Chelsea. E qualche mese prima, sempre nella City, uno stremato Moritz Erhardt, stagista tedesco di 21 anni della Bank of America, era rimasto ucciso da un attacco epilettico causato dal troppo lavoro e dalla mancanza di riposo.

Al che gli istituti di credito si sono accorti del problema. La Deutsche Bank ha  introdotto a febbraio nuove  linee guida che garantiscono quattro giorni liberi al mese per i propri  dipendenti. La Goldman Sachs già da ottobre aveva lasciato libero il weekend agli analisti (una categoria particolarmente sottoposta a stress) e creato una commissione per adeguare il carico di lavoro agli impiegati più giovani. Provvedimenti simili sono stati presi da Credit Suisse e Morgan Stanley.

Ma il vero problema è il sistema di assunzione. Nella grande maggioranza dei casi i junior manager sono costretti a lavorare a ritmi forsennati nella veste di stagisti, nella speranza di una successiva assunzione. L’alta retribuzione, che arriva fino a 70mila dollari l’anno, spinge molti a sottoporsi a orari che superano facilmente le 90 ore settimanali e a garantire ai superiori una perenne reperibilità senza condizioni. Il risultato è una vita frenetica, tutta orientata alla ricerca del successo. Almeno fino a quando non si cede.