Giovanni Mandalà, assolto dopo 33 anni, ma è morto da 15


Condannato nel 1981 per la strage di Alcamo Marina è morto in cella nel ’98; 3 giorni fa il verdetto d’innocenza. La Famiglia: ora risarcimento


I due Carabinieri che persero la vita nella strage di Alcamo Marina (Tr) il 26 gennaio 1976

Condannato all’ergastolo nel 1981, morto in carcere nel ‘98 e infine, assolto da ogni accusa perché innocente 3 giorni fa.

Sono queste le tappe che hanno scandito la vita di Giovanni Mandalà dopo la condanna per la strage di Alcamo Marina (Trapani), costata la vita ai due carabinieri Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta il 27 gennaio 1976.

Con lui, finirono in cella anche Giuseppe Gullotta, Giuseppe Ferrantelli e Gaetano Santangelo. Responsabili della strage e complici di Mandalà: fu questo il verdetto della corte. E il sigillo, con tre condanne, ad una pagina di cronaca nera e giudiziaria che però, 38 anni dopo, è ancora tutta da chiarire – tra dubbi vivi, processi riaperti e giudizi di condanna riscritti.

Due anni fa era arrivata la prima sentenza di assoluzione per i tre complici, ad opera della Corte di appello di Reggio Calabria che aveva riaperto il fascicolo. Poi, sull’innocenza dei tre, si era espressa anche la Corte per i minorenni di Catania: per loro il caso era chiuso. E definitivamente.
Intanto però, il 15 gennaio 1998, Mandalà si era spento nella sua cella: morto da ergastolano, proclamandosi innocente.

Le rivelazioni del pentito di mafia Leonardo Messina hanno riaperto il caso: la strage di Alcamo Marina fu concepita dalla mafia d’accordo con esponenti dell’Arma, per preparare un colpo di stato ai danni delle istituzioni – il racconto choc l’uomo. E di quel patto segreto, di cui parla anche una ricostruzione fornita dalla Commissione Antimafia, i due giovani militari furono vittime inconsapevoli.
Tanto è bastato al sostituto Procuratore Generale Maria Concetta Ledda per tornare di nuovo sulla vicenda e chiedere per Mandalà quell’assoluzione che finalmente – e solo ora – è arrivata.

Amareggiati i familiari dell’uomo che ieri, per bocca del legale Baldassarre Lauria, hanno fatto sapere che chiederanno giustizia e un risarcimento danni alla Corte di giustizia europea.