Germania, no alle e-mail di lavoro fuori l’orario d’ufficio


Sempre più aziende vietano comunicazioni di lavoro nel tempo libero. Lo stress della reperibilità costante è stato causa di numerosi suicidi di lavoratori


Gruppo di lavoratori di un'azienda
Gruppo di lavoratori di un’azienda

I dipendenti delle grandi aziende tedesche non dovranno più preoccuparsi delle mail inviate dai propri superiori fuori l’orario d’ufficio. Una rivoluzione nel mondo del lavoro, che in Germania è iniziata con Deutsche Telekom: quattro anni fa, i vertici dell’impresa di telecomunicazioni hanno vietato ai dirigenti di contattare il personale nel tempo libero. Da allora, altri colossi economici del Paese hanno seguito l’iniziativa.

Causa di stress e depressione, la continua reperibilità dei dipendenti è stato un problema per molto tempo sottovalutato. Secondo una recente indagine effettuata da Neverfail, una compagnia che sviluppa software sulla protezione dei dati, l’83% dei lavoratori controlla la mail appena torna a casa. Alcuni prima ancora di raggiungere la propria abitazione: mentre fanno la coda alla cassa del supermercato o mentre aspettano l’autobus. Messaggi che avvertono di ulteriori compiti e incombenze, che funzionari e dipendenti espletano gratuitamente: una sorta di straordinario non retribuito. Così che, spesso, quell’icona illuminata di “posta in arrivo” finisce per generare ansia.

A chi non è mai capitato di ricevere un’e-mail del proprio capo di sabato notte? Una nota in cui, senza spiegare il motivo, il datore di lavoro avvisa il destinatario del messaggio di presentarsi nel suo ufficio il lunedì mattina presto.  Una comunicazione che lo lascia sbigottito e che lo priva del sonno per il resto del fine-settimana. E, soprattutto, che lo fa sentire costantemente sotto controllo, sotto giudizio, incatenato perennemente alla sedia della scrivania.

Una costrizione psicologica e fisica, che si trasforma: prima in abitudine, poi in consuetudine. Fino a diventare regola. Una regola spesso giustificata con la globalizzazione economica internazionale, che spinge le aziende a imporre ritmi lavorativi incessanti ai propri dipendenti pur di conservare la competitività sul mercato. Una norma non scritta, che esorta al sacrificio individuale in vista di un obiettivo collettivo. E che, in casi estremi, porta alla morte.

Tristemente celebre è stata l’ondata di suicidi tra i lavoratori della France Télécom, impresa leader nel settore delle telecomunicazioni. Condizioni lavorative stressanti, mancanza di tutele, assenza di controlli, politiche di ristrutturazione aziendale e la costante paura del licenziamento hanno causato una strage: 29 lavoratori si sono suicidati nel 2002, altri 22 nel 2003. Tra il 2008 e il 2009, si sono poi tolti la vita 35 dipendenti del gruppo.

Così, dopo Deutsche Telekom, altre imprese in Germania sono corse ai ripari. Le case automobilistiche della BMW e della Volkswagen hanno già deciso di tutelare il diritto dei propri dipendenti all’irreperibilità durante il week-end e nelle ore serali. Anche i colossi della chimica e dell’energia, rispettivamente Bayer ed E.On, stanno seguendo il sentiero tracciato dalla Deutsche Telekom: niente telefonate o messaggi lavorativi nel tempo libero.

Uno dopo l’altro, i grandi gruppi industriali tedeschi si stanno impegnando a spegnere quella spia rossa che brilla a intermittenza, per motivi di lavoro, sullo smartphone dei propri addetti. Che segnala l’arrivo di una nuova mail del proprio capo nella casella di posta elettronica. E che spesso assomiglia a una luce d’emergenza.