Israele, il passaporto fa gola. È caccia all’ “avo spagnolo”


La proposta di legge di Madrid consentirebbe agli ebrei di origine sefardita, espulsi nel 1492, di ottenere il passaporto spagnolo. Migliaia le richieste


Israele: scatta la caccia all' 'avo spagnolo'
La vignetta pubblicata su Haaretz, uno dei principali giornali israeliani.

In Israele la chiamano la “febbre spagnola”. Ma non si tratta della temuta epidemia. A innescarla infatti è stato il via libera del Governo di Madrid a un disegno di legge che prevede la concessione della nazionalità spagnola ai discendenti degli ebrei sefarditi espulsi nel 1492. Nemmeno il tempo di recepire la notizia e nelle famiglie israeliane si è subito scatenata la “caccia all’avo” spagnolo dimenticato, alla scoperta di un legame anche labile con la storica “Sefarad”: la Spagna, in ebraico.

Era il 1492 e Isabella e Ferdinando, i “sovrani cattolicissimi”, emanarono un decreto che ordinava agli ebrei di tutte le età di lasciare il Paese entro l’ultimo giorno di luglio. Più di duecentomila persone di religione ebraica furono costrette a fuggire in varie parti d’Europa dando vita alla comunità sefardita. Dovettero passare quasi quattrocento anni, nel 1858, prima che tale editto venisse annullato e che gli ebrei di origine spagnola potessero tornare nella terra degli avi.

Per molto tempo gli israeliani hanno cercato qualche connessione con il mondo askenazita (ossia con quegli ebrei che discendevano dalle antiche tribù stanziate lungo la Valle del Reno, in Germania) che permettesse loro di ottenere un passaporto europeo. Ora la musica è cambiata e, ironia della sorte, il popolo d’Israele ha scoperto che per essere cittadini dell’Unione possono servire invece delle radici sefardite.

Secondo alcune stime i discendenti degli ebrei sefarditi di allora dovrebbero essere oltre tre milioni. Se le autorità spagnole fissassero criteri selettivi (vincolati ai nomi di famiglia originali dell’epoca o alle registrazioni in comunità ebraiche in territorio spagnolo) il numero complessivo si ridurrebbe tuttavia ad alcune centinaia di migliaia di persone. Le richieste sono molte, i tentativi di provare la propria discendenza moltissimi.

Ma perché gli israeliani prendono così seriamente in considerazione l’opzione di lasciare il proprio Paese e di ottenere un documento europeo? Secondo il professor Yossi Shain, capo del Dipartimento di Scienze Politiche di Tel Aviv, “L’obiettivo è aprirsi delle possibilità. Non si tratta di una mancanza di patriottismo da parte degli israeliani, ma semplicemente di un’opprtunità economica e della possibilità di essere ‘cittadini del mondo’”.

Per molti il gesto delle autorità spagnole viene comunque interpretato come un’apertura significativa verso il popolo ebraico, a chiusura del trauma legato alla sua espulsione di cinque secoli fa e alla conversione forzata di quanti restarono.