Storica stretta di mano fra Cina e Taiwan


I rappresentati dei due Paesi si sono incontrati a Nanchino. Primo vertice bilaterale dopo 65 anni ma la riconciliazione è ancora lontana


I rappresentanti di Cina e Taiwan
I rappresentanti di Cina e Taiwan

I rappresentanti di Cina e Taiwan sono stati seduti allo stesso tavolo. Un incontro fra due governi che per 65 anni non si sono mai riconosciuti reciprocamente. E che ora dibattono di politica e diplomazia oltre che di questioni commerciali. Un vertice storico e una stretta di mano, che hanno il sapore del disgelo.

Wang Yu-chi, ministro taiwanese degli Affari del continente, è volato a Nanchino martedì 11 febbraio, dove ha avuto un primo colloquio con la controparte cinese Zhang Zhijun, che dirige l’Ufficio delle Relazioni con Taipei. Il vertice durerà fino a venerdì e terminerà a Shangai, dove oggi lavorano più di due milioni di taiwanesi.

Un dialogo che in realtà va avanti dal 2008, quando le due potenze asiatiche decisero di avviare colloqui regolari e assumere un’attitudine più elastica nel rapportarsi con il proprio vicino. E che in questa settimana pare aver raggiunto l’apice, con la promessa dei due governi di voler istituire degli uffici di rappresentanza nelle rispettive capitali appena sarà possibile.

Anche la scelta del luogo dell’incontro sembra interpretabile sotto la lente d’ingrandimento della graduale riconciliazione. Nanchino fu la capitale della Cina nella prima metà del secolo scorso: durante questo periodo, il Paese fu governato dal partito nazionalista del Kuomintang. Dopo la sconfitta nella guerra civile cinese contro le forze comuniste di Mao Zedong, i nazionalisti di Chiang Kai-shek attraversarono lo stretto di Formosa, per giungere nell’isola di Taiwan. Lì i nazionalisti proclamarono la fondazione della Repubblica di Cina, mentre sul continente nasceva la Repubblica popolare, diretta dal partito comunista di Mao. Fin da quel lontano 1949 i due governi non hanno avuto contatti diplomatici, rivendicando la loro legittima autorità ad amministrare l’intero territorio cinese.

Negli anni novanta Pechino e Taipei hanno riaperto lentamente i loro canali di comunicazione, avviando anche trattative commerciali. Almeno fino agli anni duemila, quando assunse il potere a Taiwan il presidente Chen Shui-bian, strenuo difensore dell’indipendenza dell’isola. Una rivendicazione che la Repubblica popolare ha sempre contestato, ritenendo il territorio di Formosa una provincia ribelle della Cina continentale.

Secondo gli osservatori, proprio quest’argomento minaccia di ostacolare ogni processo di distensione fra i due Paesi. Wang Yu-chi e Zhang Zhijun hanno discusso di temi diversi, dalla politica all’economia, fino al sociale. Tuttavia, gli obiettivi di politica estera di Pechino e Taipei non sembrano mutati. Mentre la prima ambisce a una riunificazione, che sogna e persegue dall’inizio della Guerra Fredda, la seconda preferisce focalizzare il dialogo su materie prettamente economiche, tentando di salvaguardare lo status quo nella regione.

Così alcuni analisti tendono a essere cauti nel giudicare positivamente questo vertice. Il volume dei flussi commerciali è aumentato, ma questo non ha comportato una riconciliazione politica fra i due Paesi né rallentato la corsa agli armamenti di Pechino. Gli Stati Uniti continuano ad armare Taipei e la sicurezza nell’area del Mar Cinese meridionale continua a essere fragile.