Il ponte della droga tra ‘Ndrangheta e New York


Con l’operazione “New Bridge”, condotta dalla polizia italiana e l’Fbi, è stato interrotto il traffico di stupefacenti di dimensioni mondiali tra l’Italia e gli Usa


FBI“New Bridge”. Si chiama così l’operazione che, questa mattina, 11 febbraio, ha scoperto il “ponte” della droga tra l”Ndrangheta e la mafia americana. 26 gli arresti, di cui otto a New York, e una quarantina di indagati. È finito in manette anche Francesco Ursino, potente boss calabrese.

Tra le due sponde dell’Atlantico c’era un ponte virtuale, il ponte della droga. Da un lato le ‘ndrine della Calabria Jonica degli Ursino e dei Simonetta; oltre oceano la storica famiglia mafiosa dei Gambino, di origine italo-americana. Un traffico internazionale di stupefacenti e armi, di proporzioni mondiali, accompagnato da riciclaggio di denaro sporco.

La polizia italiana e l’Fbi, la Federal Bureau of Investigations, lavoravano fianco a fianco in questa operazione dal 2012, coordinata dal Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria. Fondamentali, tuttavia, le rivelazioni di un agente americano infiltrato in questo clan internazionale, detto “Jonny l’americano”, che hanno portato centinaia di uomini delle forze dell’ordine al blitz di questa mattina. 26 gli arresti. Tra questi anche Francesco Ursino, ritenuto a capo dell’omonima cosca di Gioiosa Jonica e figlio del boss Antonio, già in carcere, e Giovanni Morabito, nipote del boss Giuseppe detto “u’ tiradrittu”, storico padrino della banda egemone nella zona ionico-reggina, anch’egli già detenuto. A New York 8 arrestati, che secondo la Polizia e l’Fbi avevano legami con la famiglia mafiosa dei Gambino.

Il procuratore federale di Brooklyn, Marshall Miller, in conferenza stampa a Roma, ha commentato così i successi dell’operazione New Bridge:

“Volevano costruire un ponte tra la Calabria e gli Stati Uniti, ma non si sono accorti che esisteva un ponte molto più forte e autorevole: quello tra le autorità italiane e americane, costruito in decenni di collaborazione”.

Il traffico internazionale di stupefacenti andava dall’Italia agli Stati Uniti, passando per il Centro e il Sudamerica. Partite per centinaia di chili di cocaina, ridotta allo stato liquido e sciolta in barattoli di cocco e ananas, che sarebbero partite dal Sudamerica, e giunte in Italia su container diretti al porto calabrese di Gioia Tauro. Circa 500 chilogrammi al mese, che sarebbero stati importati dagli Usa nella nostra penisola, grazie anche alla complicità di narcos sudamericani.

Una seconda via era quella dell’eroina, che “cosa nostra” americana comprava dai calabresi, eroina proveniente dall’Afghanistan, via Turchia, Albania e quindi Italia. Sembra, infatti, che il consumo di questa droga sia in ripresa negli Usa, viste la diminuzione dei costi e le grandi quantità che i talebani starebbero producendo.

Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ha dichiarato che sarebbe stata la famiglia Ursino di Gioiosa Jonica a coordinare interamente le trattative con la mafia americana, interessata anche al riciclaggio di 11 milioni di euro a New York. L”ndrangheta, infatti, sembra aver del tutto sostituito “cosa nostra” nei rapporti con “the mob”, la mafia statunitense, ed esteso pericolosamente i suoi confini. Il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha infatti commentato così:

“Si è da sempre affermato che la ‘ndrangheta è la prima organizzazione criminale in Europa protagonista nel traffico internazionale di cocaina. L’inchiesta conclusa oggi, e partita nell’aprile del 2012, dimostra che il primato non è solo europeo ma mondiale, anche per quel che riguarda l’eroina”.