Cannabis, a rischio bocciatura la Fini-Giovanardi


Atteso tra oggi e domani il parere della Corte Costituzionale. In caso di bocciatura della legge si torna a pene più leggere per possesso e spaccio di marijuana


La manifestazione Marijuana March a Roma
La manifestazione Marijuana March a Roma

La tanto discussa legge Fini-Giovanardi sul possesso e la produzione delle droghe potrebbe avere le ore contate. È iniziata poche ore fa l’udienza della Corte Costituzionale sulla legittimità della norma datata 21 febbraio 2006 che ha abolito la distinzione tra droghe leggere e pesanti, equiparando le sanzioni.

Una bocciatura della legge da parte della suprema Corte non significherebbe legalizzazione, ma le conseguenze sarebbero importanti: nei processi in corso e in quelli già conclusi ci sarebbe un significativo alleggerimento delle pene dato dal ritorno alla legislazione precedente. Per fare un esempio, per lo spaccio di droghe leggere si passerebbe dai 6-20 anni (e multe da 26 a 260mila euro) previsti dalla Fini-Giovanardi ai 2-6 anni della legge precedente.

Un cambiamento che si applicherebbe a un numero elevatissimo di procedimenti penali: nel 2013 un terzo degli imputati nei processi hanno accuse per droga e tra i condannati quasi il 40% è in carcere per l’applicazione della Fini-Giovanardi.

Tutto nasce dal ricorso presentato da un uomo condannato a Trento a 4 anni di carcere e 26mila euro di multa per il trasporto di 3,8 chilogrammi di hashish. Durante il procedimento la terza sezione penale della Cassazione ha sollevato la questione di incostituzionalità in base all’articolo 77 della Carta, che riguarda la disomogeneità tra il decreto legge e la successiva norma di conversione parlamentare.

La Fini-Giovanardi nacque infatti durante il governo Berlusconi dell’epoca come provvedimento d’urgenza per le Olimpiadi invernali di Torino 2006. All’atto della conversione il decreto venne inserito in un maxiemendamento sul quale il governo pose la fiducia, con molte differenze rispetto al testo precedentemente approvato. Il cambiamento più eclatante fu la cancellazione delle tabelle che diversificavano droghe pesanti da quelle leggere, con un conseguente inasprimento delle pene per lo spaccio e il possesso di cannabis.

In udienza interverrà anche l’avvocatura generale dello Stato per rappresentare il governo Letta che ha chiesto la bocciatura del ricorso. Di tutt’altra idea sono le associazioni antiproibizioniste che sperano in una cancellazione della controversa norma. Sabato 8 febbraio gli attivisti hanno partecipato al “Marijuana March”, la manifestazione a Roma in favore di una eliminazione della legge. Mentre si marciava nella Capitale sul sito Change.org una petizione per la liberalizzazione in Italia della cannabis a scopo terapeutico ha raggiunto più di 80mila firme.

Anche i cyber-attivisti di Anonymous hanno partecipato alle proteste attaccando il sito del Ministero della Salute, rimasto offline da sabato a lunedì pomeriggio. La bocciatura sarebbe, secondo gli attivisti, un importante passo avanti verso la liberalizzazione.