Turchia: varata una legge liberticida su internet


Il Parlamento turco ha varato nella notte una norma, da molti ritenuta liberticida, che permetterà un invasivo controllo della rete e dei dati degli utenti


img1024-700_dettaglio2_Turchia-protestaLibertà di espressione messa a dura prova in Turchia: ll Parlamento ha infatti approvato nella notte tra il 5 e il 6 febbraio un pacchetto di provvedimenti che renderà più stringente il controllo su internet. La nuova legge consentirà all’Autorità governativa per le telecomunicazioni (Tib) di bloccare i siti web che diffondono contenuti che “violino la vita privata” o che contengano informazioni “calunniose”, senza l’autorizzazione della magistratura.

Inoltre il Tib potrà richiedere ai fornitori del servizio internet l’accesso ai dati di navigazione di ciascun utente. Le informazioni potranno essere archiviate per due anni, anche se non esistono procedimenti giudiziari contro l’utente controllato.

bild-7-driving-forca-4-a-500x273-2La normativa turca su internet è sempre stata considerata da Google e da altre aziende tra le più restrittive al mondo, nonostante il Paese sia tra quelli con il maggior numero di utenti diFacebook e Twitter.

Per il Primo Ministro Recep Taiyyp Erdogan è stato semplice ottenere l’approvazione del Parlamento. Il suo partito islamico, Akp, gode infatti della maggioranza assoluta in Parlamento con 319 seggi sui 550 totali. Erdogan ha difeso il provvedimento, da alcuni criticato come un vero e proprio bavaglio alla libertà di espressione, giustificandone il suo fine come una forma di tutela della privacy dei cittadini e in special modo dei bambini.

Non sono mancate critiche più aspre sulla norma “liberticida”. All’inizio del dibattimento sulla legge un membro del partito di opposizione, Hasan Oren, ha paragonato Erdogan a Hitler, accusandolo di voler trascinare il Paese in un regime dittatoriale.

Non è un mistero che il Primo Ministro turco sia un grande oppositore della rete, definita da lui stesso un “flagello”. Parole simili anche per i social network, “la peggiore minaccia della società.”  

“Adesso Erdogan ha raggiunto il punto di ebollizione, egli è ossessionato dal pensiero che tutti siano contro di lui e dunque sente il bisogno di controllare tutto” così ha commentato a Reporter Nuovo il blogger di Istanbul, Baris Evrüke, sottolineando come sia diventato pesante il clima in Turchia riguardo alla sorveglianza della rete. “Erdogan non sa nulla di internet e di tecnologia, ha solo bisogno di bloccare l’informazione, le registrazioni e i video che possono essere usati contro di lui e contro il suo governo. Ha mostrato Twitter e Facebook come un’invenzione del diavolo. È questa la mentalità con cui noi giovani turchi siamo costretti ad avere a che fare.”

Durante le proteste di piazza Taksim della scorsa estate, quando centinaia di cittadini turchi hanno manifestato contro i provvedimenti del governo (per lottare contro l’abbattimento di un parco al centro di Istanbul), la rete era diventata uno strumento imprescindibile per esprimere il dissenso. Ha avuto un ruolo fondamentale anche nel denunciare gli scandali della “tangentopoli turca”, quando lo scorso dicembre membri dell’esecutivo furono accusati di corruzione.  È per questi motivi, sostiene l’opposizione, che Erdogan, alla vigilia di una importante tornata elettorale amministrativa, abbia voluto “intimidire” le voci del dissenso, che si esprimono soprattutto attraverso la rete.

Le pressioni sulla stampa da parte del governo diventano dunque sempre più invadenti. Il Comitato internazionale per la Protezione dei Giornalisti (Cpj) si era già espresso dichiarando che la Turchia è il Paese del mondo con il maggior numero di cronisti in carcere davanti alla Cina. Anche l’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ha criticato il nuovo provvedimento poiché doterà l’autorità per la telecomunicazione del “nuovo potere di raccogliere dati senza limiti legali né restrizioni. Gli utenti inoltre non sapranno né quando né come questi dati verranno raccolti.”