Electrolux, via alle trattative. “Porcia a rischio chiusura”


Oggi pomeriggio il tavolo tecnico convocato dal governo. Ma l’azienda conferma: “Concorrenza dura, alcune fabbriche non sono competitive”


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Uno stabilimento della Electrolux

Il ministro Zanonato si dice sicuro di poter risolvere la situazione, ma Electrolux conferma le difficoltà a livello di competitività e l’ipotesi di chiudere almeno uno degli stabilimenti italiani. È questo l’esito del primo giorno di trattative per salvare la produzione italiana del colosso di elettrodomestici svedese.

In ballo, dopo la proposta shock dell’azienda denunciata dai sindacati, c’è il destino di migliaia di lavoratori, a rischio licenziamento o dimezzamento di stipendio. Oggi le parti si sono incontrate al tavolo tecnico convocato dal Ministero. Che però non pare essere stato risolutivo.

L’AZIENDA: “PORCIA RESTA A RISCHIO” – Le prime indicazioni che filtrano dall’incontro odierno confermano l’intenzione dell’azienda di contrarre la produzione in Italia. In particolare, resta a rischio chiusura lo stabilimento di Porcia, in provincia di Pordenone. Il più grande dei quattro siti italiani, con circa 1200 dipendenti. L’amministratore delegato della multinazionale, Ernesto Ferrario, avrebbe anche mostrato dei volantini di megastore che vendono lavatrici a 199 euro, a riprova della dura concorrenza nel settore e della non competitività della fabbrica friulana.

ZANONATO: “RISOLVEREMO TUTTO” – In precedenza, invece, Flavio Zanonato aveva espresso la fiducia del governo sulla possibilità di risolvere la situazione: “Stiamo cercando di comprendere come mantenere la produzione in Italia, senza ricorrere ad aiuti di Stato. Ci possono essere accordi di solidarietà come si è fatto in altri casi. Ad esempio abbiamo già risolto il caso Indesit. E fino al 2018 non ci saranno problemi”. Meno conciliante il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, secondo cui “il piano Electrolux è inaccettabile per come è formulato, per modalità e per il merito. Tutti insieme dovremo trovare un’alternativa”. 

Al tavolo tecnico odierno, oltre al Ministero e alla presidenza del Consiglio in rappresentanza del Governo, hanno partecipato anche i governatori delle quattro Regioni interessate (VenetoFriuli Venezia-GiuliaLombardiaEmilia-Romagna), sindacati, azienda e due delegazioni degli operai. Una convocazione giunta probabilmente in ritardo, visto che la vertenza era già aperta dallo scorso ottobre. Ma forse c’è ancora tempo per scongiurare i licenziamenti massicci. Almeno questo sperano le migliaia di dipendenti coinvolti.

GUERRA DI CIFRE – In mattinata Zanonato aveva anche provato a gettare acqua sul fuoco sulle notizie allarmanti diffuse negli ultimi giorni. “Sono state date delle false informazioni. Non ci sarà nessun taglio degli stipendi del 40%”. Ed in effetti non c’è ancora piena chiarezza sul piano di ristrutturazione aziendale presentato dalla Electrolux per far fronte alla crisi di utili (-29% nell’ultimo anno) delle fabbriche italiane. Di certo pare a rischio chiusura lo stabilimento di Porcia, in provincia di Pordenone, il più grande dei quattro con circa 1.200 dipendenti. E poi ci sono i tagli di stipendio, ore di lavoro e benefit per gli operai delle altre fabbriche superstiti.

Da sindacati e azienda, però, arrivano versioni discordanti. Le associazioni di categoria avevano parlato di salari quasi dimezzati (da 1.400 a 700-800 euro al mese). Electrolux, invece, ha smentito: il taglio sarebbe solo di tre euro all’ora, circa 150 euro al mese. Mentre per quanto riguarda il ricorso agli ammortizzatori sociali, ha chiarito che “il nuovo regime orario ridotto è da considerarsi con applicazione della solidarietà, come da accordi sottoscritti”. Il tavolo tecnico dovrà far luce anche su questi aspetti.

MOBILITAZIONE CONTINUA – Intanto, però, continuano le manifestazioni dei lavoratori: oggi nessun camion è entrato o uscito dalle fabbriche di Porcia e Susegana, e anche gli impiegati sono stati tenuti fuori dai cancelli. Gli operai sono in presidio dalle cinque di stamattina. Per protesta. E in attesa di qualche buona notizia da Roma.

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servizio di Marco Luigi Cimminella