Electrolux dimezza i salari: “piano Polonia” contro la crisi


Da 1400 a 700-800 euro al mese: la proposta shock dell’azienda svedese di elettrodomestici. In caso contrario chiusura per tutti gli stabilimenti italiani


Salari dimezzati, premi aziendali praticamente azzerati. E ancora: niente scatti di anzianità o festività pagate. È la ricetta – o il “ricatto”, come sostengono i sindacati – della Electrolux, il colosso svedese degli elettrodomestici, per fronteggiare la crisi: trasformare l’Italia in una piccola Polonia, per non delocalizzare a est.

“PROPOSTA SHOCK” – La proposta è stata illustrata ieri, a Mestre, in un incontro con le associazioni di categoria. E rappresenta una stretta decisa rispetto al primo piano di tagli di circa 450 dipendenti annunciato ad ottobre. Allora i vertici dell’azienda avevano anche aperto un’indagine sulle quattro fabbriche presenti in Italia: il risultato è che per quella di Porcia , la più grande, non sarebbe possibile recuperare competitività. Nessuna alternativa alla chiusura, dunque.

Per salvare gli altri stabilimenti, invece, Electrolux chiede sacrifici dolorosi ai lavoratori: innanzitutto portare i salari medi dagli attuali 1400 euro a 700-800 euro al mese, con un taglio superiore al 40%. Ma anche abbattere dell’80% i premi aziendali, bloccare gli scatti di anzianità, non pagare più le festività, dimezzare i permessi, ridurre le pause, diminuire a sei le ore di lavoro giornaliere.

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servizio video di Anna Madia

CRISI E COMPETITIVITÀ – Tutto nasce dal calo degli utili dell’azienda, presente sul territorio italiano con quattro stabilimenti (Solaro, Porcia, Forlì, Susegana): un crollo del 29%, che si inserisce nel contesto del -58% della produzione dell’industria dell’elettrodomestica in Italia negli ultimi dieci anni.

Il problema fondamentale è il gap di competitività a livello di costi di produzione. Il salario medio nelle fabbriche della Penisola è di circa 24 euro l’ora; più del triplo dei Paesi dell’est Europa. E a certe cifre gli elettrodomestici prodotti in Italia diventano poco convenienti per l’azienda, non riescono a reggere la concorrenza di altri marchi come Far Est, Samsung e Lg. Così Electrolux ha deciso di tentare una svolta radicale. E la vertenza aziendale, già aperta dallo scorso scorso ottobre, ha assunto contorni drammatici per gli operai.

SPALLE AL MURO – l lavoratori al momento non sembrano avere grandi alternative: l’azienda, infatti, minaccia la chiusura di tutti gli stabilimenti e la delocalizzazione in Polonia o Ungheria, nel caso in cui le condizioni del piano di ristrutturazione non vengano accettate.

Ma se per i dipendenti di Solaro, Forlì e Susegana si annunciano tempi duri, non sembrano esserci speranze per quelli di Porcia: lo stabilimento in provincia di Pordenone nelle intenzioni di Electrolux è destinato a chiudere in ogni caso. E sarebbero circa 1200 gli operai licenziati.

IL “NO” DEI SINDACATI – Ed è proprio questo il principale motivo di scontro fra sindacati e azienda: prima di trattare sulle dure condizioni di ristrutturazione, le associazioni di categoria cercano una maniera di salvare il livello occupazionale.

Al momento, comunque, quello che arriva da tutti i sindacati presenti all’incontro di ieri è un no deciso  al piano della Electrolux. Cgil, Cisl e Uil definiscono i programmi proposti “virtuali e confusi” (non si capisce, ad esempio, se l’azienda abbia o meno intenzione di far ricorso alla cassa integrazione); non credono alla promessa di investimenti (circa 90 milioni di euro, secondo Electrolux) sugli stabilimenti superstiti. Temono per il futuro di tutti i lavoratori.

L’AZIENDA SMENTISCE – Dai vertici di Electrolux, però, arriva una smentita dopo le dure polemiche scaturite dall’incontro di ieri. In un comunicato l’azienda riferisce di aver proposto un taglio di soli 3 euro l’ora, pari a circa 130€ al mese, ovvero l’8% dello stipendio. Cifra ben lontana dal 40% denunciato dai sindacati. Per ora, però, i due schieramenti restano sulle proprie posizioni.

E i sindacati, visti i termini di una proposta che per loro non ha precedenti, chiedono l’intervento del governo. Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, dovrebbe aprire un tavolo tecnico nei prossimi giorni. Anche se ha ammesso che “i prodotti italiani risentono di costi produttivi che sono al di sopra di quelli concorrenti”. È appunto quello che sostiene la Electrolux. Ma per trattenere gli svedesi bisognerà dargli una buona ragione per continuare a produrre in Italia. Almeno una.