Compiti a casa, una circolare del 1969 riapre il dibattito


Il sito web OrizzonteScuola.it pubblica una vecchia circolare ministeriale e subito il dibattito sui compiti a casa si riaccende con una certa vivacità


La circolare che ha riaperto il dibattito

Non si facciano illusioni alcuni studenti delle scuole italiane, i compiti a casa saranno assegnati, anche quelli del fine settimana. Una circolare ministeriale del 1969 ripresa dal sito Orizzonte Scuola è riuscita a riaprire l’annoso dibattito.

Il Ministero dell’Istruzione era intervenuto sulla questione con delle  semplici indicazioni già nel 1964 e nel 1965, parlando di “proficua organizzazione dello studio extrascolastico” e invitando i docenti a “dosare opportunamente il lavoro scolastico” in riferimento non solo ai compiti a casa, ma anche alle verifiche in classe.

La circolare 177 del 1969 invece vietava espressamente i compiti del fine settimana:

“questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo.”

Il sito Studenti.it ha subito invitato alla mobilitazione:

“Attivati con i tuoi rappresentanti di istituto, portagli la circolare che ti abbiamo linkato qui sopra e chiedigli che venga organizzata un’assemblea per spiegarla. Distribuisci la circolare fra tutti gli studenti della scuola perché è un atto ufficiale e non segreto, si tratta di un ordine dato dal ministero agli insegnanti.”

Oggi con un articolo La Stampa ha ribadito l’amara verità secondo cui questa circolare sarebbe di fatto superata dai regolamenti successivi, ma il dibattito non si ferma e sul quotidiano sono apparse anche le opinioni discordanti di un rappresentante dell’Associazione Nazionale Presidi, Mario Rusconi, e della presidente del Coordinamento genitori democratici, Angela Nava. Secondo Rusconi un’abolizione dei compiti nel fine settimana favorirebbe solo i centri commerciali. Angela Nava pensa invece che il sovraccarico a casa derivi dall’affollamento delle classi e dalla diminuzione delle ore di insegnamento, che costringerebbero i docenti a assegnare molti compiti, elemento di discriminazione per “chi non ha internet o qualcuno in grado di seguirlo”.

Secondo un’altra preside, Elena Ugolini, lo “studio personale fatto con cura e sistematicità” è importante e nelle molte scuole in cui c’è il sabato libero i compiti spingerebbero lo studente a organizzare il suo tempo.

Nella circolare del 1969, l’allora ministro era Mario Ferrari Aggradi, si sottolinea l’importanza di favorire l’impegno degli studenti in quelle attività extrascolastiche utili alla formazione della personalità, ma ci si sofferma anche sul fatto che il fine settimana è un’occasione di incontro per le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano.

In medio stat virtus probabilmente e se è bene che i docenti distribuiscano con razionalità il carico di lavoro a casa, gli studenti non possono sottrarsi a un impegno che li aiuta a sviluppare senso del dovere e della responsabilità, con buona pace dei genitori costretti talvolta ad aiutare i figli. I ragazzi non se la prenderanno, ci siamo passati tutti.