Giovani italiani non competenti


Secondo il rapporto McKinsey la causa della disoccupazione giovanile non è solo la crisi economica: i giovani non hanno le competenze richieste


disocuppazione giovanileL’incubo dei giovani italiani: la disperata ricerca di un impiego. I giovani non trovano lavoro perché non hanno le competenze richieste secondo quanto riportato dal rapporto McKinsey, presentato ieri a Bruxelles.

Non è una novità che la disoccupazione giovanile sia raddoppiata dal 2007, toccando oggi il 41,6%. Ciò che non sapevamo è che le cause di questa piaga sociale non devono essere solo ricercate nella crisi economica: “Il 47% dei datori di lavoro italiani riferiscono che le loro aziende sono danneggiate dalla loro incapacità di trovare i lavoratori giusti“.

Immagine anteprima YouTube Il servizio di Erica Manniello

Lo stesso pensano anche il 45% degli imprenditori greci, il 33% degli spagnoli e il 26% dei tedeschi. Ma l’Italia si aggiudica tristemente la percentuale più alta fra tutti i Paesi esaminati. Sembra che in italia la domanda e l’offerta non si incontrino. I giovani non trovano lavoro, non sanno dove e come cercarlo, mentre gli imprenditori non riescono a trovare giovani competenti. Le aspettative degli imprenditori, tra cui una buona conoscenza dell’inglese, una competenza informatica e una richiesta di creatività, rimangono costantemente deluse dallo scenario reale. I giovani italiani sono rilegati agli ultimi posti nella media europea per la conoscenza delle lingue straniere, solo il 23% degli aspiranti infatti ha una buona conoscenza dell’inglese. Vogliono essere programmatori di siti web, che è uno dei lavori più ambiti, ma solo il 18% ha competenze informatiche. E se la creatività sembra rimanere un concetto abbastanza vago, tra le più importanti richieste sognate dagli imprenditori spicca la conoscenza pratica. È lì che il circolo vizioso si conclude: se i giovani non vengono assunti, come possono avere la tanto richiesta conoscenza pratica?

Un tempo la soluzione era lo stage, anello di congiunzione tra scuola e lavoro. Oggi però, solo il 46% degli stagisti in Italia trova lavoro. E la pratica di formazione diventa invece sfruttamento giovanile che permette al datore di lavoro di tagliare i costi alla voce dipendenti.

Il problema risiede nella mancanza di comunicazione tra scuola e lavoro che condanna i giovani a un eterno limbo. Il 72% degli educatori in Italia pensa che i ragazzi abbiano le attitudini necessarie, ma solo il 42% degli imprenditori concorda con loro. Una percezione diversa del problema che investe in pieno i giovani, che finiscono per orientarsi sulla scelta del lavoro in settori in decadenza, come il manifatturiero, per sperare in un’occupazione.

Una serie di squilibri tra il mondo professionale e quello dello studio che si propagano come cerchi nell’acqua fino a rimandare anche al sistema istruzione dell’Italia, come affermato nel  rapporto McKinsey. Certo è che l’Italia, insieme alla Grecia e al Portogallo, ha la più alta percentuale di giovani che non riescono a frequentare o completare l’università per ragioni economiche. La relazione ha un messaggio chiaro: “I politici, gli educatori e le imprese devono collaborare più strettamente per evitare quella che è una crisi di crescita”.