India: l’omosessualità torna reato. Si rischiano 10 anni


La Corte Suprema indiana ripristina la legge del 1861 che punisce gli omosessuali. Ora al Parlamento il compito di presentare un nuovo testo


Manifestanti sfilano in difesa della parità di diritti.
Manifestanti sfilano in difesa della parità di diritti.

Da oggi, in India, l’omosessualità torna ad essere un reato. A stabilirlo è la Corte Suprema che ha annullato la sentenza emessa dal Tribunale di Nuova Delhi nel 2009, ovvero quella che legalizzava i rapporti tra adulti dello stesso sesso.

Non sono mancate le reazioni immediate da parte dei principali sostenitori dei diritti dei gay: “E’ una giornata nera per la comunità omosessuale“, ha affermato Arvind Narayan, avvocato dell’associazione per i diritti degli omosessuali Law Forum.”Sembra essere un passo indietro”, “Ma questa è una battaglia costituzionale e continuerà” il commento di Anand Grover, un avvocato che tutela la comunità LGTB in India.

Annullando la vecchia sentenza, la Corte Suprema, di fatto, ha ripristinato l’articolo 377 del Codice Penale indiano, meglio conosciuto come Legge coloniale britannica, che punisce gli omosessuali con il carcere fino a 10 anni. Una legge del 1861. La Corte ha però aggiunto che spetta al Parlamento discutere e legiferare su una questione così delicata.  

Nel 2009, l’Alta Corte di Nuova Delhi aveva definito questo l’articolo 377 una  “violazione dei diritti fondamentali”, dichiarandolo incostituzionale con una sentenza considerata una vera rivoluzione sessuale in un paese come l’India, ancora conservatore sotto molti aspetti. A partire dal 2012, attivisti “anti-gay”, organizzazioni sociali, politiche (partito ultra nazionalista Indù) e religiose avevano fatto ricorso alla Corte Suprema, contro il verdetto emesso tre anni prima. Alla base del ricorso la convinzione che i rapporti omosessuali fossero “illegali, immorali e contrari alla cultura indiana”.

Tornare a considerare criminali gli omosessuali, prevedendo severe disposizioni penali, in un paese che conta oltre un miliardo e duecento mila persone, sembra ora un ritorno al passato e certamente non aiuta a contrastare quel clima di intolleranza diffuso in molti paesi del mondo: l’omosessualità è ancora un reato in quasi ottanta nazioni ed è ancora punito con la pena di morte in paesi tra cui Iran, Afganistan, Emirati Arabi e Yemen.