“Sciapa e infelice”, questa l’Italia del rapporto Censis


Raddoppia il numero degli italiani all’estero, i disoccupati sono 4,3 milioni, mentre una famiglia su 4 fatica a pagare le bollette


Calano i consumi primari secondo il rapporto del Censis
Calano i consumi primari secondo il rapporto del Censis

Sciapa e infelice”: così l’Italia del 2013 fotografata dal Censis, il centro studi di ricerca socio economica. Un paese affetto dalla mancanza di lavoro, che spinge i giovani a emigrare all’estero, nel quale diminuiscono le spese alimentari e dove  una famiglia su 4 non riesce a pagare le tasse. È impietoso il quadro della situazione sociale che emerge dal 47° rapporto Censis presentato stamani a Roma. Una relazione  appena bilanciata da alcuni dati positivi circa le grandi potenzialità legate alla valorizzazione del patrimonio culturale e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile.

La società italiana, afflitta da “furbizia generalizzata” e “immoralismo diffuso”, è attraversata da forti tensioni dovute ad “un inatteso ampliamento delle diseguaglianze” e dal congelamento della mobilità sociale. “Troppa gente non cresce, ma declina nella scala sociale”. Da qui “uno scontento rancoroso, che non viene da motivi identitari, ma dalla crisi delle precedenti collocazioni sociali di individui e ceti”.

Secondo il rapporto tutte le risorse sono state utilizzate per evitare il crollo del sistema. “Negli anni della crisi abbiamo avuto il dominio di un solo processo, che ha impegnato ogni soggetto economico e sociale: la sopravvivenza”. Un impegno di “puro galleggiamento” che ha prodotto un peggioramento diffuso delle condizioni di vita dei cittadini.

Basti pensare al forte calo della spesa per i beni di prima necessità, alimenti, vestiario e trasporti che ha interessato il 69% delle famiglie italiane. Il 25% di queste hanno serie difficoltà a pagare le bollette di luce e gas e le tasse, mentre addirittura la metà ha dichiarato di dover ricorrere ai risparmi per mantenere l’attuale tenore di vita.

Preoccupante il dato sul mercato del lavoro. Ai 2,7 milioni di persone  alla ricerca di un’occupazione si affiancano i 1,6 milioni di italiani che “pur disponibili a lavorare, hanno rinunciato a cercare attivamente un impiego perché convinti di non trovarlo”. Una cifra che è aumentata dell’82% dallo scoppio della crisi nel 2007. Mentre secondo il rapporto «sono quasi 6 milioni gli occupati che si trovano a fare i conti con situazioni di precarietà lavorativa».

Colpiti una situazione economica disastrosa, incerti sulle prospettive lavorative, gli italiani emigrano all’estero. Raddoppia infatti (da 50.000 a 106.000) il numero di coloro che hanno dichiarato di risiedere fuori dai confini nazionali. Più della metà, il 54%, sono giovani sotto i 35 anni.

Tra di loro anche i ricercatori che trovano in Italia un sistema universitario privo di respiro internazionale. I rettori, sentiti dal Censis, oltre a denunciare una complessiva mancanza di strutture e servizi, hanno rilevato un disinteresse diffuso per la collaborazione con l’estero e l’assenza di corsi di laurea congiunti con atenei stranieri.

Sempre legato al tema dell’istruzione, il rapporto ha evidenziato come un italiano su 5 non abbia proseguito gli studi oltre la quinta elementare. Sempre alto il numero degli abbandoni scolastici, tra i ragazzi dai 18 e 24 anni. È salito al 20% rispetto al 17,6% del 2012 con picchi del 21% in Sicilia e  in Sardegna.

Particolarmente allarmante è il divario degli indicatori economici tra Nord e Sud. Una disparità di ricchezze insostenibile che vede il Meridione, con 17.957 euro di pil pro capite annuo, fanalino di coda europeo, sorpassato in questa classifica perfino dalla Grecia.

Quanto segnalato dal Censis non permette di guardare al futuro con grande ottimismo, anche se in alcuni punti si intravedono ampie possibilità di sviluppo per la società e l’economia italiane.

È significativo in quest’ottica la crescita del numero delle aziende guidate da donne, che si contraddistinguono nel mondo del lavoro per “capacità di resistenza ma anche di innovazione, di adattamento difensivo, di rilancio e cambiamento”. Le imprese “rosa” sono aumentate di 5.000 unità e la variazione è di +0,3% rispetto al complessivo +0,1%.

Importante anche il contributo degli stranieri. Le imprese estere rappresentano ormai l’11,7% del totale nazionale con 379.584 imprenditori presenti in Italia. Una migrazione d’affari questa che ha subito una forte accelerazione nel periodo della crisi, registrando un aumento del 16,5% rispetto al 2009 e del +4,4% dall’ultimo anno.

Ma le maggiori opportunità si fondano sulle potenzialità legate all’immenso patrimonio culturale italiano. Si tratta di un patrimonio ricchissimo, senza paragoni in Europa e nel mondo, che non viene adeguatamente valorizzato. Facile capirlo se si confronta la forza lavoro impiegata nel settore dai principali paesi europei: Regno Unito e Germania impiegano rispettivamente 755.000 e 670.000, contro i soli 309.000 dell’Italia.