Scoppia caso Biancofiore, unica dimissionata. Lei: è mobbing


Letta precisa: Ho accettato le dimissioni del sottosegretario Biancofiore perché dopo che i ministri le avevano ritirate lei le ha mantenute


micaela biancofiore lapDimissionata. Lei sola. Michaela Biancofiore, pasionaria berlusconiana, teorica e promotrice delle dimissioni di massa, si risveglia unica ‘vittima’ dello scontro nel governo. Enrico Letta glielo comunica in diretta tv: non è più sottosegretario. E lei protesta: è “mobbing” politico.

Per 24 ore le voci si rincorrono (“A me nessuno ha comunicato alcunché”, si duole Biancofiore). Poi Enrico Letta davanti alle telecamere di skytg24 conferma: “Ho accettato le dimissioni del sottosegretario Biancofiore perché dopo che i ministri le avevano ritirate lei le ha mantenute. Quindi – spiega il premier – le ho accettate per far capire che sono cambiate le cose”.

L’uscita della deputata bolzanina dal governo matura nelle ore dello scontro parlamentare sulla fiducia. Silvio Berlusconi invoca le dimissioni non solo dei ministri, ma anche dei sottosegretari. E Biancofiore, che quelle dimissioni le minacciava già l’11 luglio come protesta estrema di fronte alla “infamia” giudiziaria contro il Cavaliere, non se lo fa dire due volte. E’ l’unica, insieme a Simona Vicari, a far pervenire a Palazzo Chigi la sua lettera di dimissioni. Solo che poi la crisi di governo rientra, Vicari fa sapere che preferisce restare e sul tavolo resta solo la lettera a firma Biancofiore.

Dimissionata “per una formalità”, protesta lei. Ma non solo di questo si tratta: “Ho accettato per far capire che sono cambiate le cose”, spiega  Letta. Che alla pasionaria Pdl aveva già sottratto la delega alle pari opportunità a 48 ore dall’assegnazione, per le sue posizioni anti-gay. E ora le toglie anche quelle alla P.a.: “dimissionaria dal 4 ottobre”, certifica il sito del governo. Fuori, a sua insaputa, già da due giorni.

Ma che ne dice Angelino Alfano? A lui si rivolge ora, furibonda, la bolzanina: “Attendo un suo intervento, affinché renda noto se trattasi di una epurazione frutto di una precisa scelta politica”, ossia un “mobbing” ai danni di chi si è sempre caratterizzato per le posizioni da ‘falco’ berlusconiano.

Risposte dal Pdl però non ne arrivano. E neanche tanta solidarietà. In una domenica affollata da decine di comunicati dei parlamentari ‘azzurri’, si ricordano delle sorti della collega solo Gabriella Giammanco, Deborah Bergamini (“Gesto molto ingiusto”), Renata Polverini. Per il resto nulla. Un assordante silenzio.(ANSA).