Letta: finito il ventennio di Berlusconi. Ma Pdl insorge


Le parole del premier secondo cui col voto di fiducia si chiude una stagione politica scatenano la reazione del partito del Cavaliere


enrico_letta_lista_ministri_645Con l’ultimo voto di fiducia “si è chiusa una stagione politica di 20 anni. Si è chiusa in modo politico con un confronto molto forte”.

Enrico Letta canta vittoria su Berlusconi, che considera perdente rispetto all’ex delfino Alfano che “è stato sfidato ed ha vinto la partita”. Ma, nel giorno in cui Raffaele Fitto chiede un azzeramento ‘choc’ della dirigenza del Pdl ed un congresso, Angelino Alfano non può tacere davanti a quella che considera un'”ingerenza nel libero confronto del nostro Movimento politico”.

E, pressato dall’irritazione Pdl in subbuglio, con i falchi che accusano Letta di voler “fare a pezzi il partito”, reclama dal premier e dal segretario del Pd Epifani di essere “più rispettosi della nostra storia e del nostro partito, che continua ad avere Silvio Berlusconi come insopprimibile punto di riferimento”.

L’analisi di Letta contro cui il Pdl protesta è molto diretta: “Berlusconi ha cercato di far cadere il governo e non ci è riuscito perche il Parlamento in sintonia con il Paese ha voluto che si continuasse. Ho preso un rischio perché non ho accettato mediazioni”, rivendica il presidente del Consiglio, che in un’intervista a Sky Tg24 ammonisce: “Non si ricomincia con la tarantella, la pagina è stata voltata in modo definitivo”. Dicendosi “rispettoso del travaglio del Pdl”, Letta elogia il suo vicepremier, che di quel partito è il segretario: “Alfano ha affermato una leadership forte e marcata: è stato sfidato e ha vinto. Ora trovino modi e forme perché quello che è accaduto non accada più”. Un monito che segue un altro appello da sinistra che arriva ad Alfano: quello di Guglielmo Epifani a costituire in Parlamento “gruppi autonomi”, se no si torna nel “pantano” dei ‘berluscones’. E’ troppo per Alfano, impegnato nella ricerca della ricomposizione di  un partito sempre più lacerato tra falchi e colombe a ridosso del voto dell’Aula del Senato sulla decadenza di Berlusconi dal seggio parlamentare. E allora, dopo un profluvio di proteste dei ‘berluscones’, l’ex delfino prende carta e penna per opporre un deciso “no” alle “ingerenze” da sinistra sul Pdl; un partito che, puntualizza, “individua in Berlusconi il leader di un grande partito e il leader di una coalizione che può ancora vincere”.

Polemiche a parte, comunque, Letta ritiene che il suo governo possa andare avanti con l’orizzonte del semestre europeo. A partire dalla riduzione del cuneo fiscale. “Nel 2014 i lavoratori italiani avranno un beneficio in busta paga”, promette il premier annunciando che “La legge di stabilità avrà come cuore la riduzione del cuneo fiscale”, ma servirà anche a “mettere ordine nelle aliquote dell’Iva”. Ed annuncia interventi per far rientrare i capitali dalla Svizzera “per pagare il nostro welfare”. Tutto questo in un quadro di ottimismo. “So – garantisce il presidente del Consiglio – che alla fine dell’anno avremo il segno più sulla crescita ed il prossimo lo stesso”.

Una sicurezza che Letta ostenta anche su altri temi: dall’immigrazione, sullo sfondo della tragedia di Lampedusa, annunciando una revisione del rapporto con la Libia, fino al finanziamento pubblico dei partiti: “Se entro l’autunno non avremo completato il percorso parlamentare della riforma del finanziamento dei partiti  io metto a disposizione lo strumento del decreto legge”, assicura. Ma Letta si sente il vento in poppa anche sul versante “interno” al Pd. “Io e Renzi siamo caratterialmente diversi ma abbiamo imparto entrambi che abbiamo responsabilità che vanno oltre i caratteri. Renzi ha dimostrato un atteggiamento positivo e sono sicuro che al congresso lui, Cuperlo e gli altri faranno un buon lavoro e il congresso sarà un fatto positivo  per il governo”, dice fiducioso. (ANSA).