David Bowie, un ritorno in grande stile
E i re del trend non perdono l’occasione


Spazio infinito, polvere di stelle, sobrietà aristocratica e monocromatica ma anche esplosione di riflessi, colori e provocazioni. Il Duca bianco è tornato e il mondo della moda non si è lasciato sfuggire l’occasione. Il 12 marzo “The Next Day”, l’ultima


Spazio infinito, polvere di stelle, sobrietà aristocratica e monocromatica ma anche esplosione di riflessi, colori e provocazioni. Il Duca bianco è tornato e il mondo della moda non si è lasciato sfuggire l’occasione.

Il 12 marzo “The Next Day”, l’ultima fatica in studio di David Bowie, è sbarcato in tutto il mondo. E a prepararne l’arrivo sugli scaffali dei negozi di dischi non sono stati soltanto i due singoli “Where Are We Now?” e “The Stars (Are Out Tonight)”, ma anche il ritorno in grande stile del bianco nelle collezioni e le attenzioni di tanti stilisti.

La t-shirt di Paul SmithBowie, il bianco e un certo gusto rétro — si può dire che siano mai passati di moda? Probabilmente no, anche perché i colori e lo stile di un grande artista hanno il potere di trascendere le mode, ispirarle e rinnovarle in un rapporto fatto di osmosi, rimbalzi, riflessi e promozione reciproca. E così l’inglese Paul Smith, compatriota e amico del Duca, ha dato vita a un omaggio ufficiale e minimalista, concettuale e commerciale, iconico e ironico al tempo stesso: nientemeno che una t-shirt bianca con la cover dell’album sul petto, accompagnata dalla semplice scritta “Paul Smith per David Bowie”.

Provocatorio, astuto, sfacciato o deludente? La moda, pur guardata da molti con antipatia e sospetto, tacciata più volte (a torto o a ragione) di essere sprecona, inutile, capricciosa e perfino tiranna, è essenzialmente libertà, creatività, effetto, suggestione, spunto. L’iniziativa di Paul Smith può piacere o non piacere e ognuno può giudicarla come vuole o non giudicarla affatto, ma pare che la maglietta faccia parte di un quadro più ampio e che sarà presto affiancata da nuovi progetti.

Nel frattempo, le maisons che sembrano aver colto al volo l’opportunità — riempiendo le passerelle e le vetrine di riferimenti diretti e indiretti alla rockstar ultrasessantenne — non sono poche. L’impatto scenico del musicista è stato, fin dalla fine dei gloriosi Sixties, straordinario, e dieci anni di “silenzio” senza lanciare sul mercato nuove canzoni costituiscono un anniversario sufficientemente importante per i professionisti della tendenza come per la stampa internazionale, oltre all’ennesimo esempio di teatralità e ammirevole gestione del brand David Bowie da parte di Bowie stesso.

Unità e molteplicità: non solo il bianco ma anche il nero (con i lunghi giubbotti di pelle scura à la “Matrix”), non solo la sobrietà monocolore della maturità ma anche le esplosioni di toni vivaci, la pelle scoperta, l’estrosità androgina, ambigua e trasgressiva degli anni giovanili hanno affascinato negli anni tanti fan del glam rock. Non se ne dimentica Jean Paul Gaultier, che proprio di stelle variopinte ha vestito una sua modella acconciandone la chioma in una foggia che ha fatto epoca e furore negli anni Settanta e Ottanta: tinta forte che riprende il rosso caldo del body (spalla destra nuda e coscia sinistra appena velata dalla calza a rete), code lunghe e lisce dalla nuca alle scapole, punte cotonate, gonfie e un po’ sparate sopra alla fronte a guardare il cielo.

E poi ancora righe, contrasti e sfumature, zeppe dorate e argentate, lustrini e paillettes, fulmini iridescenti sulla pelle di una borsa o su un volto pallido ricoperto di cerone, copertine storiche di grandi successi come “Aladdin Sane” e “Heroes”. Tutte queste cose e molte altre ancora, ricalcate in maniera calligrafica o liberamente reinterpretate da firme come Gucci, Frankie Morello e Jonathan Saunders, per tentare di restituire ancora una volta la magia dello sguardo trasversale che Bowie ha gettato sulla musica leggera, lo stile e l’immagine.

Una passerella di Jean Paul Gaultier