Papa Francesco lava i piedi ai giovani detenuti
Il messaggio ai ragazzi: “Sono al vostro servizio”


Papa Francesco ha celebrato la sua prima Messa “In Coena Domini” nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Come già aveva fatto più volte quando era arcivescovo di Buenos Aires, ha voluto aprire il Triduo Pasquale in mezzo alla


Papa Francesco ha celebrato la sua prima Messa “In Coena Domini” nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Come già aveva fatto più volte quando era arcivescovo di Buenos Aires, ha voluto aprire il Triduo Pasquale in mezzo alla gente, tra quegli “ultimi” che più volte ha ricordato nei giorni scorsi.

Una cerimonia semplice, per espressa volontà del Pontefice. Insieme al personale del penitenziario c’erano circa 50 ragazzi, non solo cattolici ma anche musulmani e di altre religioni. Al centro della Messa la commemorazione della lavanda dei piedi fatta da Gesù agli Apostoli: Bergoglio ha ripetuto simbolicamente il gesto con 12 dei detenuti, tra i quali c’erano ragazzi di varie nazionalità e anche due ragazze, una cattolica e una musulmana. Si è inginocchiato, ha versato l’acqua, asciugato e baciato un piede a ciascuno.

“Lavare i piedi – ha detto nell’omelia – significa dire: io sono al tuo servizio. E anche per noi, cosa significa questo? Che dobbiamo aiutarci. Aiutarci l’un l’altro: questo è ciò che Gesù ci insegna ed è quello che io faccio. E lo faccio di cuore, perché è mio dovere. Come prete e come vescovo devo essere al vostro servizio”.

Poi ha aggiunto: “Adesso durante la lavanda dei piedi ciascuno di noi pensi: ‘Io davvero sono disposta, sono disposto a servire, ad aiutare l’altro?’. Pensiamo questo, soltanto”.

Dopo la cerimonia, nella palestra del penitenziario, il Pontefice ha salutato i ragazzi, che gli hanno offerto come dono un crocifisso e un inginocchiatoio in legno realizzati nel loro laboratorio. Francesco ha invece regalato colombe, uova di Pasqua e una sua immagine con un Rosario a ciascuno. Rivolto ai giovani detenuti ha infine detto: “Non lasciatevi rubare la speranza!”.

Presente, tra gli altri, anche il ministro di Grazia e Giustizia Paola Severino:  “La sua presenza qui, oggi — ha detto al Pontefice — rappresenta un dono straordinario. Un messaggio di amore e di speranza per tutti noi. Ma in particolare per questi giovani. A loro, che vivono situazioni difficili e a volte disperate, spesso lontani dalle famiglie e dal Paese natio, la Sua voce arriva come quella di un padre, se è vero, come ho potuto leggere, che in alcune lettere i ragazzi si rivolgono a lei come Papà Francesco”

Fuori dal carcere, nonostante la giornata piovosa, moltissime persone hanno atteso il Papa lungo la strada. In molti avevano bandiere e al suo passaggio hanno gridato il suo nome. Hanno potuto vederlo solo per pochi istanti, attraverso il finestrino dell’auto. Ma in diversi hanno affermato che forte è stata, come sempre, la sensazione di vicinanza col Pontefice. Tra la folla anche una classe di catechismo venuta per l’occasione: “Cerchiamo di partecipare a ogni evento di questo Papa – hanno detto i ragazzi con entusiasmo – perché ci piace il suo modo di essere, ci piace la sua umiltà”. Per loro, da poco tredicenni, si tratta della prima elezione di un Pontefice che seguono con attenzione, e a nessuno sfugge lo stile particolare di Jorge Mario Bergoglio. Un Papa che cerca il contatto con i fedeli, e che già la mattina, nella Messa crismale in San Pietro davanti a cardinali, arcivescovi, vescovi e clero, aveva detto: “I sacerdoti non siano gestori o intermediari, ma pastori con l’odore delle proprie pecore”.