Si dimette il ministro Terzi: “Inascoltato”
Ministro Di Paola: “Le sue valutazioni no del governo”


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito “irrituali” le dimissioni del titolare degli Esteri


“Mi dimetto perché per 40 anni ho ritenuto e ritengo oggi in maniera ancora più forte che vada salvaguardata l’onorabilità del Paese, delle forze armate e della diplomazia italiana. Mi dimetto perché solidale con i nostri due marò e con le loro famiglie”. A parlare è il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, alla Camera, e le sue parole dividono il governo tecnico. Sulla vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre i due militari accusati dell’omicidio di due pescatori indiani, Terzi afferma di essere rimasto “inascoltato”. “Ero contrario al loro ritorno in Indiaha aggiunto il ministro –  ho aspettato a presentare le mie dimissioni qui in parlamento per esprimere pubblicamente la mia posizione: non posso più far parte di questo governo”. E il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola risponde a tono: “Le sue valutazioni non sono quelle del governo”. Il presidente del consiglio Mario Monti conferma le sue parole. Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito “irrituale” la vicenda. Intanto ha conferito l’incarico di ministro degli Esteri ad interim proprio a Monti.

Secondo quanto riferito da Terzi, la vicenda dei due fucilieri avrebbe subito un cambio di marcia: “Tutte le istituzioni erano informate e d’accordo sulla decisione di trattenere in Italia i marò“, e che sarebbe stata poi la decisione del governo indiano di sospendere l’immunità all’ambasciatore italiano Daniele Mancini a New Delhi a determinare poi il ripensamento dell’esecutivo. Soprattutto, l’ex ministro degli Esteri ribadisce che sia “risibile e strumentale pensare che la Farnesina abbia agito autonomamente – ha affermato Terzi – Io ho dato informazioni a tutte le autorità di governo sugli aspetti critici del negoziato con l’India. Sono un uomo delle istituzioni che ha servito per 40 anni lo Stato. In questi giorni ho letto ricostruzioni fantasiose, in merito a iniziative che avrei assunto in modo autonomo, ma io mai avrei agito in modo autoreferenziale”.

LE REAZIONI – Ma lo scontro ormai è aperto. Di Paola critica la decisione di Terzi di dimettersi, e si dissocia dalla possibilità di un gesto simile: “Sarebbe facile ora lasciare, ma per rispetto delle istituzioni e delle scelte fatte non abbandonerò la nave in difficoltà fino all’ultimo giorno di governo”. E ha poi aggiunto: “Proprio perché le decisioni collegiali di governo si rispettano e si onorano. Sono stato io a comunicare ai due la decisione di farli tornare in India, li ho guardati negli occhi e gliel’ho detto”. Oggi è previsto l’intervento di Mario Monti che riferirà sia alla Camera che al Senato sulla questione. Prima però, è in programma un incontro con Napolitano al Quirinale, durante il quale Monti porterà al capo dello Stato il decreto di accettazione delle dimissioni di Terzi.  Il presidente del Consiglio ha ribadito di non essere stato avvertito delle dimissioni del ministro, che hanno lasciato “sconcertato” anche Napolitano. In particolare, alcune fonti riferiscono che in mattinata, prima del suo intervento in Parlamento sulla vicenda dei marò, Terzi aveva concordato con Quirinale e Palazzo Chigi una versione del discorso differente da quella poi effettivamente pronunciata.

LA VICENDA MARO’ – Il 15 febbraio 2012 nello stato indiano del Kerala vengono uccisi, in acque internazionali, due pescatori. Della loro morte vengono accusati i due militari della nave Enrica Lexie, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, che avrebbero scambiato il peschereccio per una barca di pirati. I due fucilieri, il 19 febbraio, vengono trattenuti a Kochi. Il 30 maggio 2012, dopo un periodo nel carcere di Trivandrum, l’alta corte del Kerala concede la libertà su cauzione con il divieto di allontanamento. Si deve stabilire la competenza, dell’Italia o dell’India, sulla giurisdizione del caso, che il primo rivendica perché la vicenda coinvolge “organi dello Stato operanti sotto bandiera italiana e in acque internazionali”. Il 20 dicembre ai due marò viene concessa una licenza di due settimane per tornare a casa a Natale. I due, vincolati da giuramento, rientrano in India il 4 gennaio. Il 22 febbraio viene concesso un ulteriore permesso di quattro settimane a Latorre e Girone per permettergli di votare alle elezioni politiche. L’11 marzo l’Italia decide che i due non torneranno in India. Il 22 marzo, invece, i marò atterrano a New Delhi.