Papa Francesco lavora per scegliere la nuova Curia
e annuncia: “Non vivrò nel Palazzo apostolico”


Mentre Pier Luigi Bersani invoca un miracolo per formare il governo, il nuovo Pontefice, Jorge Mario Bergoglio, sta lavorando per costruire la squadra che guiderà la Chiesa. E per il momento lo farà, almeno in parte, dalle stanze di Santa


Mentre Pier Luigi Bersani invoca un miracolo per formare il governo, il nuovo Pontefice, Jorge Mario Bergoglio, sta lavorando per costruire la squadra che guiderà la Chiesa. E per il momento lo farà, almeno in parte, dalle stanze di Santa Marta, dove ha scelto di risiedere fino a nuovo ordine. I lavori di ristrutturazione del Palazzo apostolico, necessari dopo gli otto anni di pontificato di Ratzinger, sono ormai ultimati, ma almeno in questa fase, Papa Francesco ha deciso che non vi si trasferirà. “Sceglierà una forma di abitazione semplice — fa sapere il portavoce vaticano Padre Lombardi — e in convivenza con altri sacerdoti e vescovi”. Del resto, nei giorni scorsi era emerso chiaramente come Francesco amasse la vita comunitaria della Domus Sanctae Martae, con la possibilità di incontrare persone, fermarsi a tavola con loro, condividere qualche momento della giornata.  In più, si tratta di una scelta in linea con quello stile essenziale che anche a Buenos Aires lo portava ad abitare in un piccolo appartamento. L’unica differenza, rispetto ai giorni scorsi, è lo spostamento dalla stanza 207 alla suite 201, pensata per accogliere il Papa nei primi giorni dopo il Conclave e dotata di un salotto per ricevere gli ospiti.

Francesco ha comunque iniziato a utilizzare l’appartamento di rappresentanza al secondo piano del Palazzo apostolico per ricevere capi di Stato e altre autorità. Ogni domenica, inoltre, continuerà ad affacciarsi dalla finestra dell’appartamento privato, al terzo piano, per l’Angelus.

Bergoglio ha fatto anche qualche piccola modifica al suo stemma: la stella passa da cinque a otto punte, come otto sono le beatitudini. È stato inoltre ritoccato il disegno del fiore di nardo, simbolo di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Infine, il motto “Miserando atque Il nuovo stemmaeligendo” è stato inserito in un cartiglio bianco con bordi rossi.

Gli impegni più pressanti, però, sono ora quelli legati alla scelta dei vertici della Curia. Per il momento i capi e i segretari dei dicasteri sono stati confermati “donec aliter provideatur”, fino a quando non si provvederà altrimenti. Ma presto dovrebbero arrivare gli avvicendamenti. Le prime nomine sono attese dopo Pasqua, e quella a cui si guarda con maggiore attenzione è la nomina del Segretario di Stato, chiave di volta del potere Vaticano.

Bergoglio non è un uomo della Curia: quando era arcivescovo di Buenos Aires ne è rimasto ai margini, frequentando il Vaticano solo quando era necessario, e per questioni ben definite. Agli inviti a cena nei ristoranti preferiva le visite in privato ai suoi amici. Forse anche per questo è riuscito a restare fuori dalle problematiche che hanno segnato il pontificato appena trascorso.

Adesso, però, come Papa non potrà più defilarsi, e dovrà scegliersi con attenzione i propri collaboratori. Di nomi ne circolano già molti, e chi conosce il Pontefice sa che ha sempre saputo coltivare amicizie molto diverse tra loro.

Non è sfuggita, in questi primi giorni, la considerazione che Bergoglio ha riservato a Lorenzo Baldisseri, segretario della Congregazione per i Vescovi e Segretario del Conclave. Quando Baldisseri gli ha offerto lo zuccotto bianco da Papa, Francesco gli ha messo in testa il suo, quello rosso da cardinale, riprendendo un’antica usanza. E il segretario del Conclave, sulla Loggia delle Benedizioni, è apparso quindi con paramenti che non corrispondono al suo “status” ecclesiale.

Nei giorni scorsi più volte ha concelebrato col Pontefice a Santa Marta, e vanta esperienze importanti anche in America Latina: è stato infatti nunzio apostolico a Haiti, in Paraguay e in Brasile. Elementi che spingono a ipotizzare, per lui, un ruolo importante in arrivo.

Tuttavia, per un organo delicato come la Segreteria di Stato, che riunisce funzioni di presidenza del Consiglio, ministero degli Esteri e ministero degli Interni, si parla addirittura di un triumvirato: a comporlo potrebbero essere il cardinale Giuseppe Bertello, prefetto di Porpaganda Fide, il cardinale Fernando Filoni e Monsignor Angelo Bacciu, che dovrebbe prendere la berretta rossa in un prossimo Concistoro.

Secondo il gesuita Bartolomeo Sorgi, ex direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”, c’è poi l’accento posto ripetutamente da Bergoglio sul suo essere “Vescovo di Roma”: un fattore che potrebbe preludere ad una “svolta collegiale” per il Ministero petrino, auspicata nel Concilio Vaticano II e richiesta più volte anche nelle Congregazioni pre-Conclave nella forma di un maggior collegamento tra il Papa e i dicasteri.

La distanza dalla Curia di Bergoglio, tuttavia, potrebbe metterlo adesso in una posizione non facile. Il rischio, secondo il vaticanista di Repubblica Marco Ansaldo, è quello di una manovra dei “vecchi marpioni” curiali per aggirare gli intenti del nuovo Pontefice. “Il pericolo è avvertito a tal punto — scrive Ansaldo — che i gesuiti, l’ordine di appartenenza di Jorge Mario, stanno pensando a una sorta di loro “cordone sanitario” con cui sostenere il Papa, fino a quando non farà le sue scelte definitive”.