Caso marò, Giulio Terzi
si dimette: “Contrario
al ritorno in India”


Ma Di Paola è critico: “Facile andarsene adesso, io resterò”


“Mi dimetto perché per 40 anni ho ritenuto e ritengo oggi in maniera ancora più forte che vada salvaguardata l’onorabilità del Paese, delle forze armate e della diplomazia italiana. Mi dimetto perché solidale con i nostri due marò e con le loro famiglie”. Con queste parole, durante un’audizione alla Camera, il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha rinunciato al suo incarico. “La mia voce è rimasta inascoltata”, ha proseguito, riferendosi alla decisione presa dall’esecutivo di far tornare in India Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. I due marò sono accusati di aver sparato a due pescatori scambiati per pirati, uccidendoli, mentre erano a bordo della nave italiana Enrica Lexie.

Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri era stato accusato di aver preso, in maniera del tutto autonoma, la decisione di non restituire all’India i due militari al termine della licenza elettorale che era stata concessa loro. “In questi giorni ho letto ricostruzioni enormememente fantasiose – ha detto Terzi difendendo il suo operato – Tutte le istituzioni erano informate e d’accordo sulla decisione di trattenere in Italia i marò. La linea del governo è stata approvata da tutti l’8 marzo”.

Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, intervenendo alla Camera ha criticato la decisione di Terzi: “Sarebbe facile oggi lasciare la poltrona, ma non sarebbe giusto e non lo farò – ha affermato – Non abbandonderò la nave in difficoltà con Massimiliano e Salvatore a bordo fino all’ultimo giorno di governo”. Le parole di Di Paola sono state accolte con un applauso da tutta l’aula di Montecitorio.