Papa Francesco: “Più dialogo con l’Islam”
Oggi l’incontro con Benedetto XVI


Intensificare il dialogo con i non credenti e con le altri religioni, soprattutto con l’Islam: le parole che Papa Francesco ha rivolto ai rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, suonano come un vero e proprio programma di


Intensificare il dialogo con i non credenti e con le altri religioni, soprattutto con l’Islam: le parole che Papa Francesco ha rivolto ai rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, suonano come un vero e proprio programma di pontificato.

La giornata era iniziata con una messa a cui Bergoglio aveva invitato i netturbini e i giardinieri che lavorano in Vaticano. Al termine della celebrazione, come era suo solito fare anche in Argentina, si era seduto insieme agli altri fedeli in una delle ultime file, per un momento di preghiera personale.

Più tardi, incontrando i diplomatici nella Sala Regia, ha parlato in italiano e ha fatto riferimento alla figura del pontefice come a un “costruttore di ponti, con Dio e tra gli uomini”.

Nell’intervento, che può essere considerato un po’ come il suo primo discorso “geopolitico”, ha messo in evidenza prima di tutto la necessità di un maggiore dialogo con le altre confessioni religiose. “Penso anzitutto a quello con l’Islam — ha detto —  e ho molto apprezzato la presenza, durante la messa di inizio del mio ministero, di tante autorità civili e religiose del mondo islamico”.

Una dichiarazione che segue i segnali di apertura arrivati nei giorni scorsi da diversi ambienti musulmani. Tra essi anche al Azhar, massima autorità sunnita.

Ma Francesco ha voluto richiamare l’attenzione anche sul rapporto coi non credenti, “affinché non prevalgano mai le differenze che separano e feriscono ma, pur nella diversità, vinca il desiderio di costruire legami veri di amicizia tra tutti i popoli”. E sono proprio le sue stesse origini, ha ricordato il Papa, che lo spingono da sempre a creare “ponti fra gli uomini”: “La mia famiglia — ha spiegato — è di origini italiane, e così in me è sempre vivo questo dialogo tra luoghi e culture fra loro distanti, tra un capo del mondo e l’altro, oggi sempre più vicini”.

Tra le emergenze da fronteggiare, il pontefice ha messo in evidenza la povertà: quella materiale, e anche quella spirituale dei paesi ricchi: “è quanto il mio predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la “dittatura del relativismo”, che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini”. E proprio questa attenzione alla povertà, ha aggiunto di fronte agli ambasciatori, è uno dei motivi dietro la scelta del nome “Francesco”: “Quello di un Santo che è ben noto al di là dei confini dell’Italia e dell’Europa”.

Oggi Jorge Mario Bergoglio incontrerà Joseph Ratzinger. Si tratterà di un evento storico: mai prima d’ora due Papi avevano potuto parlarsi in questo modo.

“Non si sa quale protocollo seguire, non esistono precedenti”, dicono in Curia. Alle 12, Papa Francesco salirà in elicottero e partirà dall’eliporto vaticano alla volta di Castel Gandolfo, residenza del Pontefice emerito dal 28 febbraio scorso. Paradossalmente, si tratterà dello stesso viaggio compiuto da Benedetto XVI nel giorno della fine del suo pontificato. I due avranno un colloquio e poi pranzeranno insieme. Difficile immaginare di cosa parleranno, ma si tratterà comunque di una sorta di passaggio di consegne: una cosa mai avvenuta in due millenni di storia della Chiesa.