Si sgretolano i sospetti contro Papa Francesco
L’accusatore: nessuna connivenza col regime


Le accuse conto Jorge Mario Bergoglio sono false, non ci fu nessuna connivenza con la dittatura militare in Argentina: a dirlo, stavolta, è proprio il giornalista Horacio Verbitsky, il grande accusatore di Papa Francesco riguardo al suo atteggiamento negli anni


Le accuse conto Jorge Mario Bergoglio sono false, non ci fu nessuna connivenza con la dittatura militare in Argentina: a dirlo, stavolta, è proprio il giornalista Horacio Verbitsky, il grande accusatore di Papa Francesco riguardo al suo atteggiamento negli anni del regime (1976-1983). Il cambio di posizione è arrivato dopo una nuova dichiarazione del sacerdote gesuita Francisco Jalics, che insieme al confratello Orlando Yorio era stato incarcerato sotto la dittatura.

“In passato — ha spiegato Jalics — anch’io tendevo a pensare che eravamo stati vittima di una denuncia. Ma alla fine degli anni Novanta, dopo numerosi colloqui, mi è stato chiaro che questa supposizione era infondata. È dunque falso supporre che il nostro arresto è avvenuto a causa di padre Bergoglio“.

In un articolo pubblicato sul quotidiano “Pagina12”, Verbitsky ha affermato che Jalics si era detto in precedenza “riconciliato” con Bergoglio. “La riconciliazione — ha scritto — è un sacramento cattolico che consiste nel perdonare le offese ricevute. Il sacerdote stesso riconosce di aver creduto di essere stato denunciato insieme a Yorio e c’è voluto un quarto di secolo perché arrivasse a una conclusione diversa. Ma la nuova dichiarazione va molto più in là ed esime Bergoglio da ogni responsabilità“.

A difendere il Pontefice, era intervenuto anche Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la pace proprio per la sua opposizione al regime argentino. Adesso lui e Papa Francesco si sono incontrati personalmente, in un’udienza privata. “Sono certo — ha detto Esquivel — che Bergoglio non è mai stato complice della dittatura in Argentina. Scelse di fare un lavoro di diplomazia silenziosa”.

Al di là delle accuse, i giudizi del mondo sul nuovo Papa sono comunque apparsi decisamente positivi. A cominciare dai rappresentanti delle altre religioni, che incontrandolo hanno apprezzato la sua ferma volontà di proseguire nel dialogo ecumenico. Aperture e giudizi favorevoli sono arrivati da ebrei, ortodossi e musulmani. Ahmed el Tayyeb, gran imam di al Azhar (massima istituzione sunnita), ha inviato un messaggio di congratulazioni a papa Francesco nel quale auspica ”un mondo pieno di cooperazione e amore per assicurare valori comuni e mettere fine alla cultura dell’odio e della diseguaglianza”.
Si tratta di un primo segnale di disgelo, dopo la rottura completa del dialogo fra al Azhar e il Vaticano due anni fa. Le tensioni erano nate in seguito ad alcune dichiarazioni di Benedetto XVI, che chiedeva protezione per i cristiani in Medio Oriente dopo l’attentato alla chiesa copta di Alessandria d’Egitto, nella notte di capodanno del 2011. “Adesso c’è un primo passo avanti — ha dichiarato el Tayyeb congratulandosi coi fratelli cattolici di Occidente e Oriente per la loro scelta — e se riceviamo una risposta positiva per l’Islam il dialogo può ripartire“. Il ministro della cultura egiziano Mohamed Saber Arab, a capo della delegazione che ha partecipato all’insediamento di papa Francesco, ha espresso l’auspicio che si apra una ”pagina nuova” nelle relazioni fra al Azhar e il Vaticano.

Apprezzamenti sono arrivati anche dagli altri capi di Stato: Obama ha scritto a Francesco una lettera per offrire collaborazione, mentre la Presidente brasiliana Dilma Rousseff lo ha definito “un grande Pontefice”.

Ma Bergoglio, secondo quello che è ormai il suo stile, continua a mettere al primo posto la semplicità: “Qui c’è spazio per 300 persone”, ha detto entrando nel Palazzo apostolico, e ha annunciato la volontà di occupare meno stanze per vivere nella condivisione. Il giovedì santo la messa “in coena Domini” sarà celebrata nel carcere minorile romano di Casal del Marmo e  vedrà i poveri come figura centrale: Bergoglio ha già dato disposizioni alla Caritas diocesana di distribuire biglietti di invito tra gli indigenti. E nella Sala Clementina, dove il Pontefice ha ricevuto i rappresentati delle altre religioni, il trono è già stato sostituito con una sedia.