Servono 5,8 miliardi per il sistema bancario
L’isola stretta tra l’Europa e la Russia


L’Unione vuole che i grandi correntisti paghino parte della crisi, ma Mosca potrebbe intervenire con un’iniezione di capitali per tutelare i propri investitori


Dopo il no del Parlamento al prelievo forzoso dai conti correnti, Cipro studia un “piano B” per racimolare i 5,8 miliardi di euro necessari ad ottenere gli aiuti dell’Europa al sistema bancario. In attesa di trovare una soluzione, gli sportelli e la borsa rimarranno chiusi fino a martedì, mentre la Banca Centrale Europea non esclude di limitare la circolazione di capitali, per evitare una fuga degli investitori dall’isola.

Il premier Nicos Anastasiades è stretto tra due fuochi: Unione Europea da un lato, Russia dall’altro. Non a caso una delegazione della Commissione, guidata dal presidente Manuel Barroso, è atterrata a Mosca per un colloquio con il primo ministro Dimitri Medvedev. L’Ue preme per una riedizione del prelievo dai conti che salvaguardi i piccoli risparmiatori, ovvero i depositi sotto i 100mila euro, mentre è contraria all’ipotesi, emersa mercoledì, di trasformare i fondi pensione delle società pubblihe in titoli di Stato. Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, vuole una “condivisione degli oneri”. Significa che il Vecchio continente non è disposto a fare sconti ai grandi capitali russi presenti nell’isola. Nicosia, in virtù di accordi bilaterali con Mosca, è una sorta di paradiso fiscale e le autorità europee sospettano che faccia da lavenderia per per denaro sporco.

La Russia, dal canto suo, ritiene inaccettabile un prelievo forzoso e, secondo alcune indiscrezioni, starebbe studiando l’eventualità di intervenire a sostegno di Cipro. In cambio Mosca vorrebbe diritti sui giacimenti di gas naturale scoperti al largo dell’isola, ma c’è chi parla addirittura dell’apertura di una base militare. Un’ipotesi che la Gran Bretagna, che a Cipro ha quattro presidi, vede come il fumo negli occhi.