Il nuovo corso interreligioso di Papa Francesco
I musulmani: “Pronti a riaprire il dialogo”


È stato applaudito e acclamato per i segnali di rinnovamento, l’umiltà e la vicinanza alla gente. Ma per Jorge Mario Bergoglio i risultati maggiori, dopo pochi giorni di pontificato, sembrano arrivare proprio dal dialogo ecumenico, ovvero il rapporto tra la


È stato applaudito e acclamato per i segnali di rinnovamento, l’umiltà e la vicinanza alla gente. Ma per Jorge Mario Bergoglio i risultati maggiori, dopo pochi giorni di pontificato, sembrano arrivare proprio dal dialogo ecumenico, ovvero il rapporto tra la Chiesa cattolica e le altre religioni.

Una dichiarazione di grande peso è giunta dal mondo islamico: “Siamo pronti a riaprire il dialogo con il Vaticano, dopo l’elezione del nuovo Papa Francesco”. A dirlo è l’Unione internazionale degli studiosi musulmani (Iums), guidata da Yusif Al Qardawi, che è considerato da molti la principale figura di riferimento spirituale dei Fratelli Musulmani.

“Il congelamento delle relazioni con il Papa è finito — si legge nel comunicato — e la decisione di interrompere i rapporti con il precedente Pontefice era dovuta alla posizione che aveva assunto rispetto all’Islam. Ora vogliamo aprire una nuova pagina”.

Segnali incoraggianti arrivano inoltre dal dialogo con gli Ebrei: l’incontro del Pontefice con i rappresentanti delle altre religioni e con i “delegati fraterni” delle altre chiese cristiane, si è concluso con una lunga stretta di mano tra Bergoglio e il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni. Suo inoltre era stato uno dei primi messaggi di felicitazioni recapitati a Papa Francesco la sera della sua elezione: un messaggio a cui il Papa aveva risposto subito manifestando grande apprezzamento. E questo proprio dopo che a Roma, negli ambienti ebraici, era emersa qualche preoccupazione per la necessità di avviare il dialogo con un nuovo Pontefice dopo il buon rapporto instaurato con Benedetto XVI.

Nella Sala Clementina erano 7 le rappresentanze del giudaismo mondiale intervenute all’incontro col Pontefice. Insieme ad esse anche i delegati di 34 Chiese cristiane non cattoliche e di 5 altre religioni: musulmani, giainisti, sikh, buddhisti e indù. Davanti a loro Francesco ha ribadito la volontà di proseguire nel cammino ecumenico sulla scia dei suoi predecessori,  “L’uomo — ha poi aggiunto — deve riscoprire la sua sete di Assoluto, e non deve prevalere quella visione che lo riduce solo a ciò che produce e a ciò che consuma”.

L’intervento è stato molto apprezzato. Eppure, già nella messa di inizio del Ministero petrino non erano mancati segnali incoraggianti, sotto il profilo del dialogo ecumenico. Tra essi, un elemento di portata storica: alla cerimonia ha infatti partecipato anche Bartolomeo I, capo spirituale della Chiesa Ortodossa e patriarca di Costantinopoli. Era dal 1054, anno della separazione dalla Chiesa Cattolica, che il “primus inter pares” tra i 14 patriarchi orientali non partecipava alla Messa di inizio di un pontificato.

“Ringrazio di cuore il mio fratello Andrea”, ha detto Papa Francesco salutando Bartolomeo I e sottolineando il suo status di successore di Sant’Andrea Apostolo. E il Patriarca di Costantinopoli ha chiamato in causa tutte le chiese cristiane invitandole all’unità: “La crisi economica mondiale – ha detto al Pontefice – esige in modo imperativo l’organizzazione di un’azione umanitaria per la quale avete una grande esperienza grazie all’azione di ‘buon samaritano’ in America Latina, dove avete sperimentato, come pochi altri, l’amarezza della sofferenza e della miseria umana”. Dopo la celebrazione in Piazza San Pietro, aveva anche commentato: “Questo Papa mi ha fatto un’ottima impressione, e lo inviterò a Istanbul”.

Si tratta di un risultato di notevole importanza, che arriva da lontano: Bergoglio, già in Argentina, aveva mantenuto eccellenti rapporti con i “fratelli separati”. E ora, in continuità con la riforma liturgica e l’attenzione verso l’Oriente di Joseph Ratzinger, sembra avvicinarsi ancora di più alla fiume di uno scisma che da mille anni divide Cattolici e Ortodossi. “Se ci riesce — si dice già in Curia — passa ai posteri come il più grande Papa della storia”.

 

 

Il Papa accetta l’invito a Instanbul.
Il Patriarca: “Francesco correggerà le tendenze mondane nella Chiesa”

di Alice Martinelli

A seguito dell’incontro privato di venti minuti avuto stamani in Vaticano, il nuovo Pontefice ha accettato l’invito di Bartolomeo I, Patriarca della Chiesa ortodossa orientale, a recarsi a Costantinopoli il 30 novembre di questo o del prossimo anno, a seconda dei protocolli internazionali. L’incontro dovrebbe avvenire a al Fanar, sede del Patriarcato ecumenico, in quella data che coincide con la festa di Sant’Andrea: se il Papa viene definito successore di Pietro, infatti, il Patriarca è considerato successore dell’Apostolo Andrea.

La notizia è stata resa nota dal portavoce del patriarcato ecumenico. L’obiettivo è quello di “rinforzare il dialogo tra cattolici e ortodossi, per una rapida unità della Chiesa”.

Le due autorità hanno inoltre definito una serie di appuntamenti importanti: hanno deciso di incontrarsi a Gerusalemme nel 2014, in data ancora da definire, per festeggiare i cinquant’anni dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca Atenagora e per promuovere iniziative comuni riguardo la protezione dell’ambiente. Bartolomeo I, al secolo Dimitrios Archondonis, è famoso per la sua attenzione a questo tipo di tematiche, tanto da essere definito il “patriarca verde”.

Sempre secondo il portavoce, i due si incontreranno anche per inaugurare  la grande mostra su Bisanzio sul monte Athos, prevista nel gennaio del 2015. Sono passi molto importanti per il dialogo interreligioso: il patriarca, che ieri ha assistito alla messa di inaugurazione del nuovo pontificato, si è detto “entusiasta di questo momento”e ha definito la celebrazione “commovente”.

Questa mattina, Bartolomeo I, ha parlato al Papa da parte di tutti gli ortodossi, complimentandosi per l’elezione a Vescovo di Roma e facendo anche riferimento  al coraggio di Benedetto XVI. Fulcro del discorso, la volontà di avvicinare le Chiese cristiane.”L’unità costituisce la prima e più importante delle nostre preoccupazioni – si legge nel discorso indirizzato al Santo Padre – è necessario che il dialogo teologico già intrapreso prosegua, affinchè la verità della fede, l’esperienza dei santi e la tradizione comune all’Oriente e all’Occidente, possano essere insieme comprese e avvicinate”. Il patriarca ha elogiato la scelta di semplicità di Jorge Bergoglio, dicendosi certo che il nuovo Pontefice “mostrerà un interesse particolare nel correggere le tendenze mondane in modo che l’uomo possa tornare alla sua ‘bellezza originaria’, quella della carità”

Bartolmeo I, infatti, ha puntulizzato che, nei millenni di vita della Chiesa, “alcune verità del Santo Vangelo sono state distorte da parte di alcuni gruppi cristiani; con il risultato che oggi, in ampi strati delle popolazioni cristiane, prevalgono purtroppo concezioni mondane”.