Colombe contro falchi
Tensione nel
Popolo della Libertà


Partito diviso tra oltranzisti berlusconiani e chi punta al dialogo con il Pd


L’immagine esterna è quella di una forza compatta, stretta – come da vent’anni ad oggi – attorno al leader. Ma sotto una tranquillità apparente, anche le acque del Popolo della libertà sono agitate. Tanto che si moltiplicano le voci, fino a ora attutite dai corridoi di palazzo, di un crescente malumore nella pancia del partito. E la fonte di agitazione sarebbe la stessa che si era presentata nei mesi che hanno portato alla fine dell’ultimo governo Berlusconi: la divisione tra falchi e colombe, tra oltranzisti e chi vorrebbe muovere un passo in direzione del governo di unità nazionale con la coalizione guidata da Bersani. E l’elezione di un “duro” come Renato Brunetta a capogruppo dei deputati non fa ben sperare i secondi.

A parole è lo stesso Silvio Berlusconi a dichiararsi disponibile ad un governo d’intesa con il Partito democratico. La stessa disponibilità è stata suggerita dai suoi pretoriani più fidati. Eppure, alla prova dei fatti, i due atti politici più importanti compiuti dal Pdl uscito dalle elezioni sono stati la “marcia” sul palazzo di Giustizia di Milano e il voto al Senato per Renato Schifani presidente. La prima mossa ha provocato l’irrigidimento dei democratici, la seconda sarebbe stata ritenuta sbagliata (a posteriori) persino dal Cavaliere, come riportano diversi retroscena. Perché è difficile associare a un nome come quello di Piero Grasso il messaggio di “occupazione militare” delle cariche istituzionali da parte del Pd.

Incassato il doppio successo a Camera e Senato, quest’ultimo con l’astensione dei montani e il contributo di diversi senatori grillini, Bersani può proseguire la sua strategia: coinvolgere centristi e Cinque stelle, lasciando il Cavaliere all’angolo. Secondo diversi retroscena, sarebbe addirittura in corso un avvicinamento tra Pd e Lega, anche se Maroni e Calderoli negano. Ma i prossimi giorni saranno decisivi per testare la tenuta dei due partiti di centrodestra: prima le consultazioni per il governo, poi la partita per la presidenza della Repubblica, quella che Berlusconi ritiene più importante. Ma dai democratici – o perlomeno dal quartier generale del segretario – sono stati chiari: fino a quando il Pdl resterà la creatura di Berlusconi ogni ipotesi di governissimo è impossibile.