Habemus Papam: Francesco
L’argentino Jorge Mario Bergoglio


La fumata bianca è arrivata alle 19 e 6 minuti di mercoledì 13 marzo, dopo cinque votazioni


Si chiamerà Francesco: il nuovo Romano Pontefice, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, ha scelto il nome del Santo di Assisi. È la prima volta che un Papa sceglie di chiamarsi così, ed è anche la prima volta che al Soglio di Pietro sale un sudamericano.
Di lui si era parlato, nei giorni scorsi, indicandolo come papabile ma non come favorito. E la sua elezione ha sorpreso tutti, anche per la rapidità: ha richiesto cinque scrutini, uno in più soltanto, rispetto a quelli necessari per Joseph Ratzinger nel 2005.

Papa Francesco

La fumata bianca è arrivata alle 19 e 6 minuti di mercoledì 13 marzo, mentre la folla in Piazza San Pietro teneva gli occhi puntati sul tetto della Cappella Sistina. Nel pomeriggio un gabbiano si era posato due volte sul comignolo, e non era mancato chi lo aveva interpretato come un segnale positivo. L’atmosfera somigliava un po’ a quella di una nave in mare aperto da giorni, in cui ci si chiede chi sarà il primo ad avvistare la terra.

Quando il fumo è apparso nel cielo scuro sopra Città del Vaticano, l’esultanza è stata preceduta da qualche attimo di incertezza: un po’ perché le previsioni non indicavano un Conclave così breve, un po’ perché il buio della sera consigliava comunque un po’ di prudenza. Ma in pochi attimi i dubbi sono scomparsi, e le campane hanno iniziato a suonare. È pure cessata quella pioggia che in questi giorni era stata quasi una costante, a Roma.

Dopo una breve attesa, il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran si è affacciato alla Loggia delle Benedizioni e ha pronunciato la formula di rito: “Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!”. Quando ha indicato il nome di Bergoglio, i fedeli sono rimasti quasi ammutoliti, sorpresi da una scelta che forse non si aspettavano. Ma dalla Piazza si è levato un boato nel momento in cui è stato comunicata la sua decisione di chiamarsi Francesco. Qualcuno nei giorni scorsi l’aveva sperato, indicandolo come un segno di rinnovamento per la Chiesa. Lo stesso Padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, ha commentato la scelta del nome affermando di ritenerla estremamente importante.

E in effetti le prime parole di Papa Francesco sono state semplici, dirette: “Fratelli e sorelle  — ha detto dopo una breve pausa dalla Loggia delle Benedizioni — buonasera, voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo…ma siamo qui”.

Mentre la folla scandiva il suo nome, ha voluto prima di tutto pregare per il Pontefice Emerito, Benedetto XVI. Poi, chiedendo alla folla di pregare per lui, si è chinato per ricevere la benedizione prima di impartire la sua. Un gesto che è stato accolto come un segno di grande umiltà, evidenziata anche nell’essenzialità dei paramenti: niente Mozzetta (la mantellina rossa) né Rocchetto (la sopravveste bianca di pizzo).

Jorge Mario BergoglioMa Jorge Mario Bergoglio non è nuovo a gesti “fuori dagli schemi”. Nato il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires da una famiglia di origini piemontesi, ha sempre rifiutato incarichi nella Curia romana, venendo in Vaticano solo quando era indispensabile. Primo papa gesuita della storia, era stato ordinato sacerdote a 33 anni, e il 28 febbraio del 1998 era diventato arcivescovo della sua città natale. Fino alla sede vacante era membro delle Congregazioni per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per il Clero, per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica; del Pontificio Consiglio per la Famiglia e della Pontificia Commissione per l’America Latina.

In Argentina era noto e amato proprio per la sua semplicità: “La mia gente è povera e io sono uno di loro”, aveva detto più volte. Viveva in un appartamento, si preparava la cena da solo e per spostarsi usava volentieri la metropolitana. La sua formazione è in parte scientifica: si è infatti diplomato in chimica, prima di laurearsi in filosofia e in teologia.

Adesso lo attende un compito difficile, perché sono molte le sfide e le questioni aperte di questo pontificato. Ma una prima risposta, si può forse trovare in ciò che ha ripetuto in diverse occasioni: “La cosa peggiore che possa accadere alla Chiesa — ha detto — è quella che Lubac chiama mondanità spirituale, ovvero mettere al centro sé stessi”.